Miriam Bertoli – Donne, reti, modelli di relazione
Via Scoop.it – Social Innovation – Innovazione Sociale
Interessante intervento di Miriam Bertoli, denso di stimoli e proposte: Ignite @ Romagnacamp 2011 http://www.romagnacamp.org …
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Via Scoop.it – Social Innovation – Innovazione Sociale
Interessante intervento di Miriam Bertoli, denso di stimoli e proposte: Ignite @ Romagnacamp 2011 http://www.romagnacamp.org …
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11 maggio 2011, ore 15.00 – 18.10
ITSCT “L. Einaudi” – Via delle Palme 1, Padova
Un evento rivolto ai dirigenti scolastici e agli insegnanti che vogliono documentare esperienze didattiche innovative e, in particolare, alle scuole che realizzano progetti in rete e sviluppano profonde relazioni con il territorio.
Gino Tocchetti, Ecosistema 2.0
Siti delle esperienze presentate:
1 – Solar Astronomy
2 – Musicando
3 - Civil Life Lab (Cittadinanza e Costituzione) – IC di Badia Calavena
- Istituto Comprensivo di Badia Calavena (Cittadinanza e Costituzione)
- Istituto Comprensivo “E. De Amicis” di Badia Calavena
4 – Uno sguardo oltre la scuola
5 – ReteStoria per la Costituzione
6 – Il Filo dell’Accoglienza
- L’acompagnamento al lavoro dell’alunno con disabilità
Ospitiamo volentieri stralci dall’ottimo articolo di Giovanni Boccia Artieri, su Apogeonline, molto educativo:
Sono molte e molto diverse fra loro le espressioni di intolleranza ospitate dalle grandi piattaforme sociali come Facebook. Ma nonostante i filtri del servizio, alla fine l’unica via d’uscita è l’affinamento della responsabilità individuale.
Le conversazioni che quotidianamente produciamo in rete, nei blog e nei siti di social network rappresentano una ricchezza straordinaria per lo sviluppo di una cultura civica che si struttura attorno alle pratiche discorsive. In particolare quelle che sono in grado di rappresentare e dare visibilità a minoranze e gruppi, a culture che proprio in rete trovano nuovi modi e forme di riconoscersi e affermarsi attraverso una narrazione costante che consente loro di definirsi. Vale però la pena affrontare anche l’altro versante, il nostro dark side, che è rappresentato dalla presenza dei discorsi di incitamento all’odio.
[...] Così in modi impliciti ed espliciti, tra le pieghe della rete o sovraesposti, troviamo forme diverse di hate speech online: da quelli sessisti e omofobici a quelli prodotti contro le religioni diverse e contro diverse affiliazioni, fino a discorsi d’odio prodotti sulla base di etno-nazionalisimi, a sfondo razzista o di discriminazione politica. Non che in Rete non esistano anticorpi, come il gruppo Stop Hate Speech on Facebook che si occupa esplicitamente di questo. [...] Richiamando il codice di condotta di Facebook, i partecipanti segnalano utenti o gruppi che condividono contenuti caratterizzati da minacce, intimidazioni, molestie o che rientrano nel bullismo online. Allo stesso modo segnalano attacchi diffamatori alle persone e contenuti che incitano all’odio.
[...] Anche questo è un modo di abitare la rete, osservando che cosa ci accade attorno e cercando di far crescere un senso critico del nostro abitare. Perché anche se non necessariamente si producono crimini d’odio espliciti, nel tempo queste pratiche tendono a marginalizzare le diversità identitarie. E spesso, accanto a gruppi che incitano esplicitamente all’odio, troviamo piccole forme di discriminazione e di esclusione discorsiva che possono diventare parte del contesto quotidiano, del nostro modo di parlare online negli aggiornamenti di stato; oppure prendono la forma sottile di immagini caricate con intenzione ironica; o le incoraggiamo semplicemente con un like.
Fermare l’odio
La nostra responsabilità passa quindi anche dalle abitudini comportamentali che caratterizzano il nostro modo di stare in rete. Come il fatto che spesso accettiamo la condivisione di contenuti senza curarcene troppo e facilitiamo la circolazione di discorsi di incitamento all’odio senza accorgercene. Per questo parlarne può aiutarci a esplicitare la necessità di far crescere una consapevolezza critica sui discorsi che facciamo online, perché con le nostre parole stiamo costruendo un mondo che può includere ed escludere con estrema facilità. E questo farà la differenza.
[Leggi tutto l'articolo nel blog di Giovanni Boccia Artieri, su Apogeonline]
Come ridurre del 10% i costi aziendali con il federalismo fiscale.
Reti, Aggregazioni d’Impresa e Distretti Produttivi: nuovi scenari di competitività.
presso
Villa Fürstenberg Banca Ifis, Via Gatta 11, Mestre Venezia.
il giorno
venerdì 25 febbraio 2011, dalle 17.00 alle 19.30
L’Ingresso è gratuito previa adesione entro mercoledì 23 febbraio p.v. inviando modulo allegato a eventi@expovenice.it o fax 041 533 4760 .
Presentazione:
Uno dei temi cruciali per il 2011 appena arrivato è l’agenda e l’applicazione del federalismo fiscale. Dopo anni di discussioni, di battaglie, di prese di posizione si è arrivati allo sprint finale.
Ma la domanda vera che è rimasta più volte sotto al tappeto è: “Cosa cambia per le imprese?” O meglio: “è lecito aspettarsi per le piccole e medie imprese un minor costo tributario del 10%?”
Ed in questo modo è possibile dare nuova competitività ad un sistema che – da più parti – si definisce “bloccato” rilanciando investimenti, crescita, sviluppo, nuove idee e nuove progettualità?
Partendo dalle pubblicazioni fatte recentemente dall’Osservatorio Regionale sul Federalismo e la Finanza Pubblica sul caso Veneto si daranno risposte a tre questioni cruciali: maggiore responsabilità, minori costi aziendali, maggiore competitività. Tutto questo coinvolgendo importanti policy maker, imprenditori e studiosi chiamati a dare risposte alle domande chiave del nascente 2011.
Agenda di Lavoro:
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Le intranet aziendali, grazie al Web 2.0, stanno cambiando per trasformarsi in nuovi spazi sociali nei quali lavoro, comunicazione e condivisione si sovrappongono e dove relazioni e processi si intersecano per dare vita a vere community di dipendenti.
I nuovi strumenti di condivisione possono aumentare l’efficienza, favorire la collaborazione orizzontale, migliorare i processi e valorizzare le persone, a patto di partire con il piede giusto e di seguire delle buone pratiche di adozione.
Il libro affronta gli elementi chiave di questo passaggio e illustra in dettaglio alcune delle soluzioni più comuni adottabili dalle aziende – forum, blog, wiki, social network, crowdsourcing, spazi formativi, gruppi di lavoro virtuali – fornendo nel contempo una guida completa, corredata da esempi tratti dal panorama italiano e internazionale, sui diversi passaggi necessari a realizzarle all’interno di un’organizzazione: analisi, progettazione, design, governance, community management.
IT Manager, community manager e molteplici altre figure professionali che utilizzano il social networking troveranno in questo testo, scritto da uno dei più quotati esperti italiani, ottimi spunti per realizzare nel proprio ambito questi processi.