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Italian Regional Public Accounts: dove vanno a finire i nostri soldi 

Utile link di Pier Luca Santoro, sulla ripartizione della nostra spesa pubblica. Andate direttamente sul grafico e linkateci sopra.

Datablog, spazio del Guardian dedicato al data journalism, la cui metodologia di lavoro costituisce un punto di riferimento, riprende stamani il lavoro svolto da Open Spending sulla distribuzione della spesa pubblica in Italia.

Grafica interattiva ed una serie storica di dati degli ultimi 12 anni per sapere dove vanno i nostri euro.

Update: Correttamente, su FriendFeed, l’amico Gaspar Torriero segnala che dalle voci manca  la spesa per il servizio del debito pubblico, che rappresenta più del 40% della spesa totale.

[Leggi l'articolo intero di Pier Luca Santoro, sul blog Il Giornalaio]

Governo 2.0 

formezRiprendo questo passaggio sottolineato proprio da Gigi Cogo, e tratto dalla sua presentazione al convegno di Bari, “Innovazione e Trasparenza nella PA“, del 12 e 13 aprile.

L’idea di ‘governo 2.0′ è generalmente associata all’uso dei social media da parte del settore pubblico. Recentemente, il concetto ha assunto una definizione più chiara attraverso l’associazione all’idea di ‘governo come piattaforma’ o governo provider di dati e servizi per altri soggetti che li possano poi sfruttare come meglio credono.

I sostenitori del concetto di “governo come piattaforma” tendono a preferire un ruolo della Pubblica Amministrazione quale fornitore di servizi web, in modo da consentire a soggetti terzi di innovare facendo leva sui dati e sulle applicazioni rilasciate dalla Pubblica Amministrazione stessa.

Secondo gli assertori di questa teoria, se i governi si limitassero a fornire i dati in formato non proprietario, questi stessi set di dati favorirebbero consentirebbero agli attori terzi della PA (fornitori, outsourcer, consulenti, ecc.) la possibilità di massimizzare il valore di queste informazioni, per poter fornire servizi più rispondenti alle aspettative degli utenti finali.

[Leggi le slide su Webeconoscenza, il blog di Gigi Cogo, o direttamente su slideshare]

Startups will save Open Data 

Ospitiamo molto volentieri questo articolo di Linnea Passaler, segnalato da Matteo Brunati, sull’ennesima opportunita’ “scarsamente sfruttata” nel bel paese:

A proposito del clamore che sta suscitando l’ipotesi che il Congresso Americano blocchi il finanziamento al progetto OpenData, condivido in pieno le parole di Nick Ducoff, CEO di InfoChimps :

It would be very helpful if the government would devote its limited resources on simply pointing us to public data sets wherever they live in the wild

Un numero grandissimo di startup stanno creando valore, profitto, posti di lavoro in US grazie ai dati resi pubblici dalle amministrazioni federali americane: piccoli investimenti per pubblicare su internet i dati delle amministrazioni possono creare opportunità di business che fanno fiorire nuovi settori economici.

Data is the new oil

Quanto ci vorrà perché si capisca anche in Italia?  Dobbiamo andare a prenderceli?

[Continua a leggere LinnBlog, il prezioso blog di Lineea Passaler]

Sunlight Foundation: save the (open) data! 

sunlightfundation

Some of the most important technology programs that keep Washington accountable are in danger of being eliminated. Data.gov, USASpending.gov, the IT Dashboard and other federal data transparency and government accountability programs are facing a massive budget cut, despite only being a tiny fraction of the national budget. Help save the data and make sure that Congress doesn’t leave the American people in the dark.

sunlightfundation

[Segnalato da Gigi Cogo, su Webeconoscenza]

- Open Letter: Congress Must Protect Transparency Programs in Budget Negotiations

- Tweet di Tim Berners Lee

- un articolo estensivo di Alex Howard (gov20.govfresh), dal titolo “Congress weighs deep cuts to funding for federal open government data platforms

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Primi passi per il gruppo di lavoro su RDF del W3C 

w3cMatteo Brunati, sul blog di IWA,  ha preparato un primo resoconto dei lavori del Working Group del W3C RDF-WG, che dovrebbe aggiornare e rendere coerente la specifica di RDF datata 2004 con i recenti linguaggi e relative raccomandazioni di SPARQL, RDFa, POWDER ed affini.

Mission: Update the 2004 RDF Recommendations, extending RDF to include features desirable and important for interoperability, but without a negative effect on deployment.

Riprendo solo la sintesi fatta da Matteo, di alcuni punti emersi a livello generale, mentre potete leggere l’articolo intero sul blog di IWA:

  • per gestire il lavoro, il gruppo si è diviso in tre sottogruppi, detti anche Task Forces, selezionando i partecipanti a seconda delle preferenze, fase ormai che ha raggiunto quasi la conclusione. I tre argomenti cardine sono la resa di una maggiore coerenza sul concetto di Grafo, e del Named Graph in particolare, la creazione di un nuova raccomandazione per la serializzazione del modello RDF in Turtle, e la creazione di un’ulteriore formato di serializzazione di RDF nel formato JSON. Oltre alla creazione di una coerenza di fondo della documentazione in essere e di una maggiore semplificazione d’insieme, anche grazie ai commenti arrivati dalla comunità Web attraverso un Workshop dedicato di qualche mese fa.
  • una delle cose più toste di questa settimana è la creazione dei Casi studio proprio sul tema dei Grafi che merita una visione, e la discussione profonda sulla creazione di una nuova terminologia che miri a semplificare le incomprensioni su concetti chiave quali il grafo del modello o della serializzazione del modello, che ha una profondità notevole anche per capire e focalizzare meglio le fondamenta dell’architettura stessa del Web. Su questo punto merita una lettura “Graphs and Being and Time“, seguita da quella che indica una nuova terminologia potenziale per evitare confusione “g-box, g-snap, and g-text“.
  • per quanto riguarda il gruppo dedicato al lavoro su JSON, c’è da sottolineare che è in discussione quanto sia importante come forma di contatto per il mondo degli sviluppatori Web questo modo di serializzare il modello dati e quindi il potersi avvicinare ad RDF pur senza averne la visione di insieme per lo sviluppatore Web tipo. E quanto sia ancora oggetto di acceso dibattito se sia prioritario renderlo un formato comprensibile agli sviluppatori o soprattutto un formato velocemente digeribile dalle macchine e dai programmi software. Ma soprattutto quanto l’uso di tale formato sia fonte anche di attualità, con la sua adozione da parte di Facebook in primis come formato di scambio dati nativo per l’ OpenGraph Protocol, ad esempio. Elemento questo oggetto di un’interessante intervista di ReadWriteWeb di metà 2010, dal titolo “W3C Pleased With Semantic Web Adoption by Facebook, Best Buy & Others“. La discussione da seguire in questo caso è questa, [JSON] Initial comments

[Non mancate di leggere tutto l'articolo di Matteo Brunati, sul blog di IWA]

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