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Filtro:   " internet "

Una serata liquida, con Bauman a Padova 

baumanCredo che sentire Zygmunt Bauman parlare dal vivo a Padova restera’ un evento irripetibile (naturalmente gli auguro 100 anni ancora di vita liquida e felice). Una “bella mente”, lucida e pacata anche nei passaggi piu’ scomodi. Proprio perche’ scambiarsi figurine del mondo e’ una delle attivita’ sociali piu’ antiche, un gioco a cui non perderemo mai voglia di giocare, ne sono uscito veramente appagato, e forse proprio rigenerato.

Naturalmente Bauman ha fatto una diagnosi, ma non ha prescritto medicine, e questo non ha risolto l’ansia di molti di fronte alla liquidita’. Del tutto artificiali sono sembrati sia il “felici” ficcato nel titolo (“Vite liquide: essere felici e moderni”), sia la sua frase conclusiva sulla “speranza che e’ dura a morire” (rifrasata). Ma forse qualche utile indicazione tra le righe c’era… visto che ha parlato di transizione e di responsabilita’ individuale.

Grazie all’organizzazione che ha reso possibile questo evento, effettivamente una perla rara in veneto: di eventi del genere non ce ne saranno mai abbastanza. Di fronte ad un simile risultato, qualche disguido sulle registrazioni all’evento non trascritte, e perfino su carte d’identita’ perse (veniva trattenuta a garanzia delle cuffiette), passa in secondo piano. Comunque lo segnalo perche’ note stonate del genere rappresentano sicuramente uno spazio di miglioramento, oltre che un grosso fastidio per chi le subisce. Anche la comunicazione promozionale potrebbe essere migliorata, e anzi riporto un link all’articolo su PadovaNews, che sicuramente presentava l’evento con maggiore precisione.
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Media-dipendenti 

I risultati di questa ricerca, riproposta da Pier Luca Santoro, evidenziano come siamo animali sociali che quindi necessitano di informazioni reciproche per stare bene, ma che stiamo progressivamente assuefacendoci ad un atteggiamento passivo, dal momento che oggi, grazie alla rete, queste informazioni ci raggiungono dovunque e senza fatica. Se questa possibilita’ viene meno, il nostro benessere ne risente.

L’Università del Maryland, in collaborazione con Salzburg Academy on Media & Global Change, nell’ultimo quadrimestre del 2010 ha condotto il progetto “The World Unplugged”.

La ricerca ha coinvolto circa mille studenti universitari di 10 nazioni differenti, dagli Stati Uniti alla Cina passando per Uganda e Gran Bretagna, ai quali è stato chiesto di trascorrere un giorno intero senza utilizzare alcun media dalla televisione al telefonino. Trascorse 24 ore è stato chiesto loro di riportare sensazioni, successi e fallimenti, raccogliendo circa 500mila parole, l’equivalente di “Guerra & Pace” di Tolstoy.

I risultati dello studio hanno evidenziato una dipendenza dei giovani quasi patologica dai media la cui carenza arriva a generare ansia e persino depressione come evidenzia la griglia di sintesi sottoriportata.

[Leggi tutto l'articolo sul blog "Il Giornalaio", di Pier Luca Santoro]

Il cloudworker: il lavoratore di oggi, nella nuvola 

Giuliana Guazzaroni scrive su Ibrid@menti, a proposito del cloudworker, termine coniato dal blogger Venkatesh Rao, e ne riprendo imolti dei tratti caratterstici che lei stessa riepiloga:

Il lavoratore nuvola (“cloudworker”) è qualcuno che utilizza on-demand la tecnologia e gli strumenti di collaborazione, come le comunicazioni unificate, per lavorare da ogni luogo e in qualsiasi momento. Utilizza, inoltre, la libertà che ne risulta per seguire una carriera e uno stile di vita tagliati su misura sulle proprie esigenze. [...]

Il cloudworker può essere descritto unicamente attraverso quelli che sono i suoi talenti personali o, al contrario, attraverso la mancanza di questi stessi.

Il lavoratore nuvoletta si occupa di microbrand personale e di capitale umano disseminato nei network sociali, piuttosto che della sua carriera lavorativa tradizionalmente intesa.

In un epoca di recessione e grandi bolle, il lavoratore della conoscenza naviga nell’etere in modo fluido. Nel corso della sua vita attraversa momenti di lavoro tradizionale, di lavoro frammentato e, allo stesso tempo, porta avanti una carriera multipla.

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Infocalypse 

Pier Luca Santoro ha trovato un interessante report di Science magazine, dal titolo The World’s Technological Capacity to Store, Communicate, and Compute Information, e lo usa per tornare su un punto che condivido perfettamente (e che ho anche cercato di interpretare immodestamente alimentando questo aggregatore): qualcosa che ci riporta al ruolo dei monaci amanuensi.

L’avvento dell’era digitale ha provocato un esplosione della comunicazione e dell’informazione. La crescita di internet, la televisione 24/h e la telefonia mobile fanno si che attualmente ciascuno di noi attualmente riceva un numero di informazioni 5 volte superiori rispetto  al 1986.

Lo studio statunitense pubblicato pochi giorni fa su Science Magazine, segnalato dal Telegraph, rende molto bene l’idea del fenomeno utilizzando la metafora proprio dei giornali. Allo stato attuale riceviamo una quantità giornaliera di informazioni pari a 174 quotidiani e ciascuno di noi mediamente produce, in termini di comunicazione ed informazione, l’equivalente di 6 giornali al giorno.

Sono dinamiche ottimamente sintetizzate dal grafico pubblicato dal Washington Post che ne documenta mezzi e dimensioni.

In queste condizioni la vera sfida è su come attrarre a sè, al proprio messaggio, alla propria comunicazione ed al proprio mezzo  l’attenzione dell’utenza, come suggerisce Steve Rubel quando parla di “attentionomics“, riferendosi esattamente alle attenzioni ed alle modalità da utilizzare nell’era del decadimento dell’attenzione.

In un mondo di informazioni infinite il bisogno di soggetti autorevoli che selezionino, rielaborino ed aggreghino contenuti è sempre più pressante. La capacità di farlo concretamente soddisfacendo quest’area di bisogno, ed al tempo stesso l’innato bisogno di socialità dell’uomo e della notizia, è la sfida che si pone per la creazione di valore aggiunto e del relativo riconoscimento/ritorno economico in ambito editoriale.

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Wwworkers: i nuovi lavoratori della rete 

wwworkersGianpaolo Coletti, ci segnala che è uscito il mio nuovo libro “Wwworkers: i nuovi lavoratori della rete” per Gruppo24Ore. Ci sono oltre sessanta profili professionali di chi ce l’ha fatta e i 10 passi per fare il grande “salto”. La prefazione è di Andrea Rota (eBay), la postfazione di Luca Tremolada (Nòva24). Dedicato a chi ha lasciato il posto fisso e si è messo in proprio grazie al web. E a chi lo farà.

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