In questo articolo Roberto Favini spiega in modo magistrale cos’e’ il civic hacking partendo dall’osservazione del comportamento dei cittadini in determinate circostanze.
Per esempio c’è un’importante arteria stradale che attraversa la Brianza e si immette nella metropoli milanese; il numero di veicoli che la percorre ogni giorno è elevatissimo.
Da un certo punto in avanti, nel periodo della mattinata durante il quale le persone si recano al lavoro, c’è regolarmente una coda chilometrica che costringe a procedere a passo d’uomo, quando va bene.
Molti automobilisti “intraprendenti” utilizzano altrettanto regolarmente una tecnica per risparmiare un pezzettino di coda: escono dal punto “A”, percorrono 600 metri di svincolo e rientrano nel punto “B”.

A metà strada – all’altezza del punto “C” – occorre dare la precedenza alla strada principale, a due corsie per senso di marcia. Qui si creano spesso situazioni di pericolo perché l’incrocio era pensato per immettersi nella strada trasversale e non per attraversarla. [...]
Ho voluto mostrare come in un ecosistema territoriale i cittadini reagiscono agli stimoli esterni, si influenzano reciprocamente e cercano la soluzione migliore ai problemi indipendentemente da quelle imposte.
A volte i cittadini si adattano ai cambiamenti, altre volte sono loro stessi che creano i cambiamenti.
Quello da me descritto è un esempio di urban hacking, cioè un insieme di pratiche che utilizzano gli spazi urbani diversamente da come ipotizzati da chi li mette a disposizione, in modo che siano più fruibili. [...]
Ora passiamo invece a parlare di civic hacking.
Il civic hacking è un insieme di pratiche che utilizzano elementi di civicità diversamente da come ipotizzati da chi li mette a disposizione, in modo che siano più fruibili.
Come si può vedere, c’è una stretta analogia concettuale tra urban hacking e civic hacking.
I cittadini e le imprese sono disposti a farsi carico di colmare gratuitamente le lacune esistenti nei servizi messi a disposizione dalla PA.
[L'articolo originale e' sul blog di Roberto Favini, col titolo "Civic hacking"]