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Politica

Una serata liquida, con Bauman a Padova 

baumanCredo che sentire Zygmunt Bauman parlare dal vivo a Padova restera’ un evento irripetibile (naturalmente gli auguro 100 anni ancora di vita liquida e felice). Una “bella mente”, lucida e pacata anche nei passaggi piu’ scomodi. Proprio perche’ scambiarsi figurine del mondo e’ una delle attivita’ sociali piu’ antiche, un gioco a cui non perderemo mai voglia di giocare, ne sono uscito veramente appagato, e forse proprio rigenerato.

Naturalmente Bauman ha fatto una diagnosi, ma non ha prescritto medicine, e questo non ha risolto l’ansia di molti di fronte alla liquidita’. Del tutto artificiali sono sembrati sia il “felici” ficcato nel titolo (“Vite liquide: essere felici e moderni”), sia la sua frase conclusiva sulla “speranza che e’ dura a morire” (rifrasata). Ma forse qualche utile indicazione tra le righe c’era… visto che ha parlato di transizione e di responsabilita’ individuale.

Grazie all’organizzazione che ha reso possibile questo evento, effettivamente una perla rara in veneto: di eventi del genere non ce ne saranno mai abbastanza. Di fronte ad un simile risultato, qualche disguido sulle registrazioni all’evento non trascritte, e perfino su carte d’identita’ perse (veniva trattenuta a garanzia delle cuffiette), passa in secondo piano. Comunque lo segnalo perche’ note stonate del genere rappresentano sicuramente uno spazio di miglioramento, oltre che un grosso fastidio per chi le subisce. Anche la comunicazione promozionale potrebbe essere migliorata, e anzi riporto un link all’articolo su PadovaNews, che sicuramente presentava l’evento con maggiore precisione.
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L’esplosione della politica 

ijfRecupero con qualche settimana di ritardo {ndr: intenzionalmente lascio che l’hype del momento decanti…] questo bell’articolo di Michele D’Alena sulle profonde trasformazioni che stanno investendo la politica per effetto delle reti sociali e internet.

I media, sempre più social, permettono di recuperare una sorta di intimità con la propria comunità. Comunità che può essere di elettori, clienti, fornitori, vicini di casa, utenti, consumatori ma, considerate le prossime elezioni, il campo della politica, anche grazie alla storica mancanza di trasparenza, diventa terreno da tener d’occhio. [...]

Il dialogo tra leader e comunità diventa l’obiettivo, dando nuova energia all’idea di condottiero carismatico, tanto caro a Max Weber. E di fronte alla crisi dei partiti e all’immobilismo di gran parte dei media, la posta in gioco è evidente visto che una nuova interazione è possibile ma l’errore più grosso è vedere i nuovi media senza un progetto più ampio. [...]

Leggetelo tutto! vedrete che e’ molto ricco. Sul blog di Michele d’Alena

Il Discorso di De Benedetti all’International Journalism Festival 2011 

Pier Luca Santoro ha commentato il key note di Carlo de Benedetti all’International Journalism Festival su giornali e giornalismo, e qui sotto e’ la word cloud realizzata dal suo discorso integrale,
debenedetti

[Leggi l'articolo intero sul blog Il Giornalaio, di Pier Luca Santoro]

Confindustria 2.0, grazie a @limprenditore 

confindustriaCome non rilanciare l’articolo de @limprenditore, dopo la sua performance all’Assise di Confindustria, in cui ha dimostrato il potere dirompente dei social media (e’ stato rotto infatti il mandato di tenere la riunione a porte chiuse), e ripresa ampiamente anche dai media nazionali.

Andy Warhol diceva che ognuno sarà famoso per un quarto d’ora. Oggi era il mio turno.

Credo che tutto sia nato da Repubblica che ha colto l’occasione di un mio tweet un po’ deluso che diceva “#assise la maggior parte degli interventi confusi e noiosi. Meglio che non ci siano giornalisti a sentire questa roba. Proposte poche”.

Sgombero subito il campo, stamattina ci sono stati 54 interventi, io frequento queste cose da qualche anno, e non è certo la prima volta che twitto da un convegno.
Difficile avere nuove idee, perché se Abete può leggere l’introduzione delle assise 1992 e i problemi sono ancora quelli, il problema non sono le nostre idee sempre uguali, ma che in questo paese le cose non cambiano mai.

Giustamente Stefano Epifani ha detto “ma la vera notizia è ciò che ha detto @limprenditore o il fatto che i giornali l’abbiano ripreso? O entrambe le cose? #dubbi #ditoeluna“. [...]

Sorprende (?) come scuotere il rigor mortis istituzionale sia considerato ancora atto eversivo dai media (istituzionali). Marcegaglia aveva detto: “Vogliamo essere attori del cambiamento di tutto il paese”. E @limprenditore l’ha presa in parola… ;-)

[Continua a leggere l'articolo sul blog "Pensieri in liberta' di un imprenditore", anzi, ti consiglio di importarlo nel feed reader]

La nuova finanza per l’innovazione sociale: opportunità e rischi 

Without MoneyAlberto Cottica torna su un tema scottante, che avevamo affrontato gia’ nel Veneziacamp2010, cioe’ la sostenibilita’ economica delle iniziative di innovazione sociale.

Sto lavorando nel campo delle politiche pubbliche per l’innovazione sociale, e l’innovazione sociale ha un problema di accesso ai capitali. Ovvio: i progetti degli innovatori sociali, anche se generano ricavi e perfino profitti, sono orientati soprattutto a produrre benefici, appunto, sociali. Il capitale, però, cerca una remunerazione monetaria, non sociale. I benefici sociali dell’investimento, anche quando investitori illuminati vi prestano attenzione (nel cosiddetto impact investment), restano in secondo piano.

La settimana scorsa, a Londra, ho parlato a lungo di queste cose con Karl Richter, un giovane architetto trasformatosi in finanziere passando dalla rigenerazione urbana. Lui e altri disegnano strumenti finanziari per l’innovazione sociale. Per esempio, una linea di lavoro consiste nell’impacchettare due fonti finanziarie diverse: un nucleo di “capitale filantropico”, interessato soprattutto ai rendimenti sociali, e uno strato periferico di impact capital in cerca di rendimenti finanziari di mercato, ma che comunque vuole investire responsabilmente. L’impacchettamento avviene in modo che il capitale filantropico sia in prima linea nel coprire le perdite (o i rendimenti al di sotto di quelli di mercato) nel caso l’investimento vada male. In questo modo gli investitori non filantropici sono garantiti; e i benefici del capitale filantropico vengono moltiplicati, perché un euro di capitale filantropico, attirando impact capital, va ad attivarne tre di credito sull’investimento. [...]

Nell’articolo che invito a leggere per intero sul suo blog, conclude con questa riflessione:

Vedete, non basta convogliare finanza sull’innovazione sociale. Occorre farlo senza distorcere gli incentivi che rendono gli innovatori sociali così bravi in quello che fanno. Per questo serve una comprensione dell’emergenza dei fenomeni economici e sociali molto migliore di quella che abbiamo adesso, e serve subito. Su questo tema ho iniziato a collaborare con il gruppo di David Lane all’European Centre for Living Technology, e spero di potere dare un contributo utile.

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