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	<title>ecosistema 2.0 &#187; Normative</title>
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	<description>Oggi abitiamo un ecosistema aumentato che non fa salti tra reale e virtuale</description>
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		<title>&#8220;Disuguaglianze&#8221;: si apre a Piacenza il Festival del diritto 2010</title>
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		<pubDate>Tue, 24 Aug 2010 16:20:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ecosistema 2.0</dc:creator>
				<category><![CDATA[Eventi]]></category>
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		<description><![CDATA[Il 23 settembre alle ore 16.30, nel salone del Palazzo Gotico, verrà inaugurato il Festival del Diritto 2010, che affronterà senza reticenze né pregiudizi uno dei temi fondamentali del nostro tempo: le disuguaglianze. Dal 23 al 26 settembre si susseguiranno a Piacenza, in vari luoghi della città, convegni, conferenze, dibattiti, tutti incentrati su questo drammatico [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img alt="festival del diritto" src="http://2.citynews-ilpiacenza.stgy.it/pictures/20100823/festivaldiritto2010.jpeg" title="Festival del Diritto" class="alignleft" style="margin-right:10px" width="320" height="240" />Il 23 settembre alle ore 16.30, nel salone del Palazzo Gotico, verrà inaugurato il <a href="http://www.festivaldeldiritto.it">Festival del Diritto 2010</a>, che affronterà senza reticenze né pregiudizi uno dei temi fondamentali del nostro tempo: le disuguaglianze.</p>
<p>Dal 23 al 26 settembre si susseguiranno a Piacenza, in vari luoghi della città, convegni, conferenze, dibattiti, tutti incentrati su questo drammatico ed attualissimo tema.</p>
<p>Particolarmente autorevoli i relatori che interverranno, tra cui l&#8217;onorevole Gianfranco Fini, il dott.Gino Strada, il Responsabile scientifico del Festival dott.Stefano Rodotà.</p>
<p>via <a href="http://www.ilpiacenza.it/eventi/cultura/festival-diritto-2010-gotico-piacenza.html">&#8220;Disuguaglianze&#8221;: si apre a Piacenza il Festival del diritto 2010</a>.</p>
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		<title>Avevamo davvero bisogno di un Codice Azuni? &#124; Il Blog di Stefano Epifani</title>
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		<pubDate>Wed, 11 Aug 2010 10:36:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ecosistema 2.0</dc:creator>
				<category><![CDATA[Normative]]></category>
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		<category><![CDATA[Politica]]></category>
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		<description><![CDATA[‎[...] Insomma, di che stiamo parlando? Vogliamo “rintracciare subito i fondamenti della giustizia per le faccende della rete” (cosa che, per inciso, fa rabbrividire). Ed ecco formato l’ennesimo tavolo “di lavoro” destinato a produrre nulla, parorito per di più in fretta e che non si sa bene dove vada a parare. E così, men&#8230;tre di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p> ‎[...] Insomma, di che stiamo parlando? Vogliamo “rintracciare subito i fondamenti della giustizia per le faccende della rete”<br />
(cosa che, per inciso, fa rabbrividire). Ed ecco formato l’ennesimo<br />
tavolo “di lavoro” destinato a produrre nulla, parorito per di più in fretta e che non si sa bene dove vada a parare. E così, men&#8230;tre di Internet Governance si parla da tempo, cercando di definire linee guida ragionevoli nella difficile ricerca di un percorso che tuteli quella<br />
libertà che rappresenta un elemento imprescindibile e costitutivo della rete e quella legalità che ne deve rappresentare una condizione<br />
d’esistenza, ecco che spunta fuori all’improvviso il tavolo balneare<br />
del Ministro per la Pubblica Amministrazione e l’Innovazione. Ed ecco<br />
che spunta una beta version del Codice, che non è un codice ma una specie di programma di lavoro e che non fa altro che ribadire quanto scritto qua e là nel sito, senza mai, mai mai declinare in maniera ragionata cosa dovrebbe, questo codice, codificare. Net Neutrality? forse. Privacy? forse. Internet come diritto universale? forse. Forse. Forse. Forse. Ed in una marea di forse affoga per l’ennesima volta la speranza che in questo Paese si smetta di perder tempo in tavoli di lavoro e si cominci – finalmente – a fare qualcosa. Ed a quelli che diranno che “questo tavolo è qualcosa, e non bisogna essere disfattisti”, rispondo che questo tavolo è – il futuro lo dimostrerà – l’ennesimo esempio di come si fanno le cose in Italia. Parole, parole, parole. Altrove definiscono Internet diritto universale. In Italia la prima preoccupazione è quella di “difendersi” dai rischi che potrebbe presentare. Codificando, normando, legificando. E scordandosi che le norme ci sono. Senza però ricordarsi di fare quanto sarebbe necessario per cogliere le opportunità che la Rete reca.</p>
<p>[<a href="http://blog.stefanoepifani.it/considerazioni-sparse/avevamo-davvero-bisogno-di-un-codice-azuni/">Fonte</a>]</p>
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		<title>Lettera aperta al Ministro Maroni per legalizzare gli usi non commerciali del file sharing</title>
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		<pubDate>Thu, 15 Apr 2010 08:35:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ecosistema 2.0</dc:creator>
				<category><![CDATA[Normative]]></category>
		<category><![CDATA[copyleft]]></category>
		<category><![CDATA[diritto_autore]]></category>
		<category><![CDATA[file_sharing]]></category>
		<category><![CDATA[italia]]></category>

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		<description><![CDATA[On.le Ministro Roberto Maroni, Abbiamo letto con interesse le notizie che riferiscono della sua abitudine come di qualsiasi appassionato di musica, di scaricare brani da Internet. Come già più volte aveva fatto in passato, in due interviste, una pubblicata in data 9 aprile dal settimanale Panorama, e l&#8217;altra concessa a Radio Uno in data 10 [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.agoradigitale.org/sites/all/files/acquia_marina_logo.png"/></p>
<p>On.le Ministro Roberto Maroni,</p>
<p>Abbiamo letto con interesse le notizie che riferiscono della sua abitudine come di qualsiasi appassionato di musica, di scaricare brani da Internet.</p>
<p>Come già più volte aveva fatto in passato, in due interviste, una pubblicata in data 9 aprile dal settimanale Panorama, e l&#8217;altra concessa a Radio Uno in data 10 aprile, Lei ha nuovamente dichiarato di essere contrario ad approcci repressivi, come quello francese della disconnessione da internet dei cosiddetti &#8220;pirati&#8221;. Lei ipotizza addirittura una strada di collaborazione tra utenti e produttori di contenuti d&#8217;intrattenimento. Lei ha inoltre giustamente ribadito che esiste una differenza sostanziale tra il furto e la condivisione, sottolineando che l&#8217;uso di reti di file sharing equivale &#8220;a fare una copia di un cd acquistato e regalarla ad altri, cosa che avviene normalmente quando compriamo un cd e facciamo la copia per i nostri amici&#8221;.</p>
<p>Anche il ministro Giorgia Meloni in passato fece dichiarazioni simili.</p>
<p>Apprezziamo il coraggio e la sincerità di chi, come Lei, si prende la responsabilità politica di raccontare la quotidianità di quanto avviene nel nostro Paese: milioni di utenti hanno ormai scelto lo strumento informatico per la ricerca e lo scambio dei contenuti che più li interessano.</p>
<p>Questo fenomeno non può essere semplicemente liquidato come criminalità, o, peggio &#8220;pirateria&#8221;.</p>
<p>Peraltro, le Sue dichiarazioni sono supportate dai risultati dell&#8217;indagine conoscitiva sulla pirateria digitale non a scopo di lucro condotta dall’Autorità per le Garanzie nelle Telecomunicazioni (AGCom), pubblicata qualche settimana fa, nella quale si evidenzia come la pirateria non commerciale nella gran parte dei casi beneficia il mercato e come misure repressive contro questo fenomeno siano inutili e dannose.</p>
<p>Coloro i quali si battono come noi per l&#8217;affermazione delle libertà individuali nel dominio digitale non chiedono alle istituzioni di rinunciare al proprio ruolo regolatore, ma di discutere le possibili riforme per gestire la situazione reale, che Lei mostra di ben conoscere, adottando gli opportuni provvedimenti.</p>
<p>Da Ministro Lei può fare molto per trarre le dovute conseguenze da quanto ha sostenuto pubblicamete.</p>
<p>Innanzitutto chiedendo l’abolizione della legge Urbani nella parte in cui criminalizza il file sharing sanzionandolo penalmente.</p>
<p>In secondo luogo impegnandosi a sostenere iniziative normative che vadano nella direzione da Lei indicata.</p>
<p>Già in parlamento sono state depositate alcune proposte di legge che prevedono la legalizzazione degli usi non commerciali del file sharing, come quella a prima firma Marco Beltrandi, che prevede un pagamento di una licenza da parte dell&#8217;utente o quella a prima firma Roberto Cassinelli che amplia lo spettro delle utilizzazioni libere.</p>
<p>Per esporLe il contenuto delle proposte e presentarLe altre attività alle quali potrebbe essere interessato a partecipare siamo a chiederLe un incontro.</p>
<p>Se Lei volesse essere promotore di un’iniziativa legislativa, o approfondire l’argomento, saremo lieti di mettere a Sua disposizione il contributo di esperti e centri studi che potrebbero arricchire il lavoro e il dibattito sui temi che ha dimostrato di tenere nella giusta considerazione.</p>
<p>Certi di un Suo gentile riscontro, porgiamo distinti saluti</p>
<p>PRIMI FIRMATARI:</p>
<p>• Ernesto Belisario, avvocato ed esperto in diritto delle nuove tecnologie<br/><br />
• Sergio Bellucci, consulente LAIT spa, Presidente Net Left<br/><br />
• Marco Beltrandi, deputato radicale <br/><br />
• Rita Bernardini, deputato radicale<br/><br />
• Paolo Brini, portavoce del Movimento ScambioEtico<br/><br />
• Renato Brunetti, presidente di Unidata<br/><br />
• Marco Cappato, presidente dell&#8217;Associazione Agorà Digitale<br/><br />
• Alessandro Capriccioli, blogger, membro del direttivo di Agorà Digitale<br/><br />
• Roberto Cassinelli, deputato del Popolo delle Libertà<br/><br />
• Marco Ciurcina, presidente dell&#8217;Associazione Software Libero<br/><br />
• Juan Carlos De Martin, co-direttore del Centro NEXA &#8211; Politecnico di Torino<br/><br />
• Fiorello Cortiana, Condividi la Conoscenza<br/><br />
• Arturo Di Corinto, giornalista, presidente di Free Hardware Foundation<br/><br />
• Luigi Di Liberto, coordinatore del Movimento ScambioEtico<br/><br />
• Diego Galli, responsabile Internet di Radio Radicale<br/><br />
• Giovanni Battista Gallus, avvocato ed esperto in diritto delle nuove tecnologie<br/><br />
• Alessandro Gilioli, giornalista e blogger<br/><br />
• Athos Gualazzi, presidente dell&#8217;Associazione Partito Pirata<br/><br />
• Giulia Innocenzi, blogger e co-conduttrice di Annozero<br/><br />
• Lorenzo Lipparini, membro del direttivo di Agorà Digitale<br/><br />
• Flavia Marzano, presidente UnaRete<br/><br />
• Matteo Mecacci, deputato radicale<br/><br />
• Francesco Paolo Micozzi, avvocato ed esperto in diritto delle nuove tecnologie<br/><br />
• Luca Nicotra, segretario dell&#8217;Associazione Agorà Digitale<br/><br />
• Marco Perduca, senatore radicale<br/><br />
• Marco Pierani, Responsabile Istituzioni Altroconsumo<br/><br />
• Marco Ricolfi, co-direttore del Centro NEXA &#8211; Università di Torino<br/><br />
• Marco Scialdone, avvocato ed esperto in diritto delle nuove tecnologie<br/><br />
• Guido Scorza, presidente Istituto per le politiche dell&#8217;innovazione<br/><br />
• Mario Staderini, segretario di Radicali Italiani<br/><br />
• Vincenzo Vita, senatore del Partito Democratico<br/><br />
• Vittorio Zambardino, giornalista e blogger</p>
<p><img src="http://www.agoradigitale.org/sites/all/files/images/maroni.jpg" width="200px"/></p>
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		<title>Le offese gravi su Facebook sono passibili di condanna a risarcimento</title>
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		<pubDate>Thu, 01 Apr 2010 08:05:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ecosistema 2.0</dc:creator>
				<category><![CDATA[Normative]]></category>
		<category><![CDATA[netiquette]]></category>
		<category><![CDATA[reputazione]]></category>

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		<description><![CDATA[Facebook è il luogo frequentato da milioni di persone di ogni genere ed età. Spesso si creano situazioni incresciose che possono sfociare in insulti e offese anche gravi. Che succede in questi casi? Facebook può essere considerato colpevole oppure vale la responsabilità personale, per cui tutti noi siamo responsabili delle nostre azioni anche in luoghi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Facebook è il luogo frequentato da milioni di persone di ogni genere ed età. Spesso si creano situazioni incresciose che possono sfociare in <strong>insulti e offese anche gravi</strong>. Che succede in questi casi? Facebook può essere considerato colpevole oppure vale la responsabilità personale, per cui tutti noi siamo responsabili delle nostre azioni anche in luoghi virtuali come i Social Network?</p>
</p>
<p>Non essendo io un esperto di legge ho rigirato la questione a <strong>Massimo Melica</strong>, avvocato <strong>esperto di diritto applicato alle nuove tecnologie della comunicazione</strong>. In particolare mi interessava la sua opinione sulla <strong>recente sentenza che ha visto il Tribunale civile di Monza, con la sentenza del 2 marzo 2010, condannare un soggetto al pagamento di Euro 15.000,00<br />
(oltre spese legali) per aver leso la reputazione, l’onore o il decoro di una persona mediante l’invio di un messaggio tramite il social network “Facebook”</strong>.</p>
<p>Per motivi di privacy le persone coinvolte sono state indicate con i nomi fittizi di Tizio e Caia</p>
<p>[Leggi l'intervista di Roldano De Persio a Massimo Melica, su <a href="http://www.themarketer.info/31-03-2010/insulti-facebook-massimo-melica-intervista-sentenza-monza/">TheMarketer</a>]</p>
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