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	<title>ecosistema 2.0 &#187; Favoriti</title>
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	<description>Oggi abitiamo un ecosistema aumentato che non fa salti tra reale e virtuale</description>
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		<title>Una serata liquida, con Bauman a Padova</title>
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		<pubDate>Sat, 28 May 2011 07:08:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gino Tocchetti</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Credo che sentire Zygmunt Bauman parlare dal vivo a Padova restera&#8217; un evento irripetibile (naturalmente gli auguro 100 anni ancora di vita liquida e felice). Una &#8220;bella mente&#8221;, lucida e pacata anche nei passaggi piu&#8217; scomodi. Proprio perche&#8217; scambiarsi figurine del mondo e&#8217; una delle attivita&#8217; sociali piu&#8217; antiche, un gioco a cui non perderemo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.facebook.com/event.php?eid=204011976307894"><img style="float: right; margin-left: 10px;" title="bauman" src="http://profile.ak.fbcdn.net/hprofile-ak-snc4/187906_204011976307894_4679131_n.jpg" alt="bauman" width="200" height="269" /></a>Credo che sentire <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Zygmunt_Bauman">Zygmunt Bauman</a> parlare dal vivo a Padova restera&#8217; un evento irripetibile (naturalmente gli auguro 100 anni ancora di vita liquida e felice). Una &#8220;bella mente&#8221;, lucida e pacata anche nei passaggi piu&#8217; scomodi. Proprio perche&#8217; <em>scambiarsi figurine del mondo</em> e&#8217; una delle attivita&#8217; sociali piu&#8217; antiche, un gioco a cui non perderemo mai voglia di giocare, ne sono uscito veramente appagato, e forse proprio rigenerato.</p>
<p>Naturalmente Bauman ha fatto una diagnosi, ma non ha prescritto medicine, e questo non ha risolto l&#8217;ansia di molti di fronte alla liquidita&#8217;. Del tutto artificiali sono sembrati sia il &#8220;felici&#8221; ficcato nel titolo (&#8220;Vite liquide: essere felici e moderni&#8221;), sia la sua frase conclusiva sulla &#8220;speranza che e&#8217; dura a morire&#8221; (rifrasata). Ma forse qualche utile indicazione tra le righe c&#8217;era&#8230; visto che ha parlato di transizione e di responsabilita&#8217; individuale.</p>
<p>Grazie all&#8217;<a href="http://www.fondazionecariparo.it/dett_attivita.php?id=94">organizzazione</a> che ha reso possibile questo evento, effettivamente una perla rara in veneto: di eventi del genere non ce ne saranno mai abbastanza. Di fronte ad un simile risultato, qualche disguido sulle registrazioni all&#8217;evento non trascritte, e perfino su carte d&#8217;identita&#8217; perse (veniva trattenuta a garanzia delle cuffiette), passa in secondo piano. Comunque lo segnalo perche&#8217; note stonate del genere rappresentano sicuramente uno spazio di miglioramento, oltre che un grosso fastidio per chi le subisce. Anche la comunicazione promozionale potrebbe essere migliorata, e anzi riporto un link all&#8217;articolo su <a href="http://www.padovanews.it/notizie-di-padova-e-provincia/arte-e-cultura/96838-zygmunt-bauman-a-padova-apre-la-rassegna-qsegnavie-2011q-vite-liquide-essere-felici-e-moderni">PadovaNews</a>, che sicuramente presentava l&#8217;evento con maggiore precisione.<br />
<span id="more-2652"></span><br />
Al giornalista <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Dario_Di_Vico">Dario Di Vico</a> riconosco il prestigioso ma difficile compito di porre domande ad un pensatore riconosciuto tra i piu&#8217; illuminati della fine secolo scorso e contemporanei, la cui nota inclinazione e&#8217; quella di parlare a braccio, fuori dagli schemi proposti, e soprattutto di essere lui a porre le domande alla platea. In questi casi l&#8217;umilta&#8217; non e&#8217; mai troppa, e insistere nell&#8217;esercitare un ruolo che l&#8217;interlocutore non ti riconosce, non aiuta a onorare nel modo migliore il compito affidato, pur arrivando con un&#8217;ottima preparazione.</p>
<p>Di quanto ci ha regalato Bauman, ho la sensazione che non contenesse molto di nuovo rispetto a quanto aveva gia&#8217; scritto o detto altrove, o almeno spero di non essermelo perso. Qui il <a href="http://friendfeed.com/search?q=%23bauman+friends%3Aginotocchetti?v=3&amp;num=10" target="_blank">twit stream</a> (piu&#8217; sotto il mio, che e&#8217; arrivato in tempo differito per i motivi che gli amici piu&#8217; intimi sanno <img src='http://www.ecosistema20.it/wpbp1/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':)' class='wp-smiley' />  . Su questa pagina era disponibile il <a href="http://www.fondazionecariparo.it/dett_attivita.php?id=97">live stream</a> dell&#8217;evento: speriamo che ne ricavino un video.</p>
<p>Chiudere poi una serata, dopo che Bauman ci aveva parlato di ansia, incertezza, insicurezza, solitudine, comunita&#8217; che si liquefano, noi tutti seduti invece <a href="http://www.facebook.com/event.php?eid=204011976307894">intorno a un tavolo</a>, sereni, allegri, intrecciati in rete, non ha prezzo! &#8230; per tutto il resto c&#8217;e&#8217; &#8230; <img src='http://www.ecosistema20.it/wpbp1/wp-includes/images/smilies/icon_wink.gif' alt=';-)' class='wp-smiley' /> </p>
<p><em>[rieditato alle 10:30 del 28 maggio]</em></p>
<p><a title="Gino Tocchetti" href="http://twitter.com/#%21/ginotocchetti">Il mio twit stream</a>:</p>
<div><img src="http://a1.twimg.com/profile_images/364871970/gino_a_rubano_small_normal.jpg" alt="Gino Tocchetti" width="48" height="48" /></div>
<p>non voglio essere considerato pessimista, ne&#8217; ottimista. la speranza e&#8217; l&#8217;ultima a morire (ndr: evabbe&#8217;) <a title="#segnavie2011" rel="nofollow" href="http://twitter.com/#%21/search?q=%23segnavie2011">#segnavie2011</a> <a title="#bauman" rel="nofollow" href="http://twitter.com/#%21/search?q=%23bauman">#bauman</a> <a title="2:11 AM May 28th" href="http://twitter.com/#%21/ginotocchetti/status/74266516345991168">[link]</a></p>
<p>I social media fanno sentire vicine le persone lontane, ma lontane le persone vicine (forse) <a title="#segnavie2011" rel="nofollow" href="http://twitter.com/#%21/search?q=%23segnavie2011">#segnavie2011</a> <a title="#bauman" rel="nofollow" href="http://twitter.com/#%21/search?q=%23bauman">#bauman</a> <a title="2:09 AM May 28th" href="http://twitter.com/#%21/ginotocchetti/status/74265914866016257">[link]</a></p>
<p>la responsabilita&#8217; e&#8217; nostra (come ci ha insegnato socrate)  <a title="#bauman" rel="nofollow" href="http://twitter.com/#%21/search?q=%23bauman">#bauman</a> <a title="#segnavie2011" rel="nofollow" href="http://twitter.com/#%21/search?q=%23segnavie2011">#segnavie2011</a> <a title="2:09 AM May 28th" href="http://twitter.com/#%21/ginotocchetti/status/74265890396446720">[link]</a></p>
<p>riprendendo gramsci siamo in un interregno, non credo che la liquidita&#8217; sia l&#8217;immagine dell&#8217;umanita&#8217; futura  <a title="#bauman" rel="nofollow" href="http://twitter.com/#%21/search?q=%23bauman">#bauman</a> <a title="#segnavie2011" rel="nofollow" href="http://twitter.com/#%21/search?q=%23segnavie2011">#segnavie2011</a> <a title="2:06 AM May 28th" href="http://twitter.com/#%21/ginotocchetti/status/74265178534981632">[link]</a></p>
<p>nessuno e&#8217; in grado di intervenire nello spazio dei flussi (castells) <a title="#bauman" rel="nofollow" href="http://twitter.com/#%21/search?q=%23bauman">#bauman</a> <a title="#segnavie2011" rel="nofollow" href="http://twitter.com/#%21/search?q=%23segnavie2011">#segnavie2011</a> <a title="2:03 AM May 28th" href="http://twitter.com/#%21/ginotocchetti/status/74264394321760256">[link]</a></p>
<p>i governi promettono sicurezza (una volta promettevano liberta&#8217;) ma non sono in grado di darla <a title="#bauman" rel="nofollow" href="http://twitter.com/#%21/search?q=%23bauman">#bauman</a> <a title="#segnavie2011" rel="nofollow" href="http://twitter.com/#%21/search?q=%23segnavie2011">#segnavie2011</a> <a title="1:52 AM May 28th" href="http://twitter.com/#%21/ginotocchetti/status/74261764119859200">[link]</a></p>
<p>perche&#8217; fb vale tanto? l&#8217;oro di facebook e&#8217; nella paura di essere abbandonati <a title="#bauman" rel="nofollow" href="http://twitter.com/#%21/search?q=%23bauman">#bauman</a> <a title="#segnavie2011" rel="nofollow" href="http://twitter.com/#%21/search?q=%23segnavie2011">#segnavie2011</a> <a title="1:50 AM May 28th" href="http://twitter.com/#%21/ginotocchetti/status/74261101965099008">[link]</a></p>
<p>non abbiamo piu&#8217; community che ci forniscono identita&#8217;, modelli, sicurezza: al loro posto ora ci sono i network <a title="#bauman" rel="nofollow" href="http://twitter.com/#%21/search?q=%23bauman">#bauman</a> <a title="#segnavie2011" rel="nofollow" href="http://twitter.com/#%21/search?q=%23segnavie2011">#segnavie2011</a> <a title="1:48 AM May 28th" href="http://twitter.com/#%21/ginotocchetti/status/74260838336311296">[link]</a></p>
<p>oggi la cultura e&#8217; una collezione di offerte, oggi sono se sono in tv (per i poveri la tv e&#8217; sostituita da fb) <a title="#bauman" rel="nofollow" href="http://twitter.com/#%21/search?q=%23bauman">#bauman</a> <a title="#segnavie2011" rel="nofollow" href="http://twitter.com/#%21/search?q=%23segnavie2011">#segnavie2011</a> <a title="1:47 AM May 28th" href="http://twitter.com/#%21/ginotocchetti/status/74260452871389184">[link]</a></p>
<p>non abbiamo piu&#8217; cultura in grado di creare unione (nel 900 ci aveva permesso di creare stati nazione) <a title="#bauman" rel="nofollow" href="http://twitter.com/#%21/search?q=%23bauman">#bauman</a> <a title="#segnavie2011" rel="nofollow" href="http://twitter.com/#%21/search?q=%23segnavie2011">#segnavie2011</a> <a title="1:45 AM May 28th" href="http://twitter.com/#%21/ginotocchetti/status/74259879765884928">[link]</a></p>
<p>anche se sapessimo cosa fare, non sapremmo chi lo deve fare <a title="#bauman" rel="nofollow" href="http://twitter.com/#%21/search?q=%23bauman">#bauman</a> <a title="#segnavie2011" rel="nofollow" href="http://twitter.com/#%21/search?q=%23segnavie2011">#segnavie2011</a> <a title="1:43 AM May 28th" href="http://twitter.com/#%21/ginotocchetti/status/74259459819581440">[link]</a></p>
<p>abbiamo potere (capacita&#8217; di fare) ma non abbiamo politica (capacita&#8217; di dire cosa fare) <a title="#bauman" rel="nofollow" href="http://twitter.com/#%21/search?q=%23bauman">#bauman</a> <a title="#segnavie2011" rel="nofollow" href="http://twitter.com/#%21/search?q=%23segnavie2011">#segnavie2011</a> <a title="1:43 AM May 28th" href="http://twitter.com/#%21/ginotocchetti/status/74259378320056320">[link]</a></p>
<p>siamo ora disposti a dare un po&#8217; di liberta&#8217; per piu&#8217; sicurezza <a title="#bauman" rel="nofollow" href="http://twitter.com/#%21/search?q=%23bauman">#bauman</a> <a title="#segnavie2011" rel="nofollow" href="http://twitter.com/#%21/search?q=%23segnavie2011">#segnavie2011</a> <a title="1:41 AM May 28th" href="http://twitter.com/#%21/ginotocchetti/status/74258879449546752">[link]</a></p>
<p>siamo liberi come mai prima, ma questo genera insicurezza: <a title="#bauman" rel="nofollow" href="http://twitter.com/#%21/search?q=%23bauman">#bauman</a> <a title="#segnavie2011" rel="nofollow" href="http://twitter.com/#%21/search?q=%23segnavie2011">#segnavie2011</a> <a href="http://twitter.com/#!/ginotocchetti/status/74257441298202624">[link]</a></p>
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		<title>Words World Web, il giorno dopo</title>
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		<pubDate>Wed, 25 May 2011 03:23:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gino Tocchetti</dc:creator>
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		<description><![CDATA[E&#8217; andato molto bene il panel a Words World Web (TerraFutura ), organizzato da Luca Conti, e inteso proprio come momento di brainstorming su reti e territorio. Ho cosi&#8217; avuto la fortuna di conoscere dal vivo anche Cristiano Bottone (Transition network), Giuliana Zoppis (Best up) e Ugo Biggeri (Banca Etica). E&#8217; emerso con evidenza, tra [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.zoes.it/it/content/blog/words-world-web-2011-programma-completo-wowowe"><img style="float: right; margin: 0 0 10px 10px;" title="wowowe" src="http://www.zoes.it/files/u5290/zoes2.jpg" alt="wowowe" width="150" /></a>E&#8217; andato molto bene il panel a <a href="http://www.zoes.it/it/content/blog/words-world-web-2011-programma-completo-wowowe">Words World Web</a> (TerraFutura ), organizzato da <a href="http://www.pandemia.info/">Luca Conti</a>, e inteso proprio come momento di brainstorming su reti e territorio. Ho cosi&#8217; avuto la fortuna di conoscere dal vivo anche Cristiano Bottone (<a href="http://transitionitalia.wordpress.com/">Transition network</a>), Giuliana Zoppis (<a href="http://www.bestup.it/new/index.php">Best up</a>) e Ugo Biggeri (Banca Etica).</p>
<p>E&#8217; emerso con evidenza, tra l&#8221;altro, che il mondo di chi pratica l&#8217;ecosostenibilita&#8217; nel territorio e quello di chi comunica sul web spesso non coincidono, col risultato che gli uni non aiutano gli altri. Questa e&#8217; una storica tendenza alla separazione degli ecosistemi digitali da quelli reali, ed e&#8217; esattamente la ragione percui Ecosistema 2.0 ha assunto la propria mission e ottenuto sempre attestazioni di interesse. Eppure mai come ora l&#8217;ecosostenibilita&#8217; ha bisogno di essere narrata, per allargare consenso e diffondere consapevolezza. E dall&#8217;altra parte la fame di contenuti e di socialita&#8217; in rete non puo&#8217; che essere utilmente placata con l&#8217;alimentazione sana e gustosa dell&#8217;ecosostenibilita&#8217;.</p>
<p>Anche se non richieste obbligatoriamente, ho preparato ugualmente le slide su <a href="http://www.slideshare.net/gtocchetti/internet-territorio-e-cambiamento-sostenibile">Ecosistema 2.0</a>, che mi avevano chiesto di introdurre, ed anzi mi sono dilungato proprio per farne un momento di riepilogo del percorso fatto fin qui e del potenziale ora accumulato.</p>
<div style="width:425px" id="__ss_8051994"> <strong style="display:block;margin:12px 0 4px"><a href="http://www.slideshare.net/gtocchetti/internet-territorio-e-cambiamento-sostenibile" title="Internet, territorio e cambiamento sostenibile">Internet, territorio e cambiamento sostenibile</a></strong> <iframe src="http://www.slideshare.net/slideshow/embed_code/8051994" width="425" height="355" frameborder="0" marginwidth="0" marginheight="0" scrolling="no"></iframe>
<div style="padding:5px 0 12px"> View more <a href="http://www.slideshare.net/">presentations</a> from <a href="http://www.slideshare.net/gtocchetti">Gino Tocchetti</a> </div>
</p></div>
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		<title>Ma quanti bei pesci nella mia rete!</title>
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		<pubDate>Tue, 22 Mar 2011 17:39:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gino Tocchetti</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Simpaticssimo e azzeccatissimo articolo di Stefano Schiavo, ispirato al libro di Keith Ferrazzi, &#8220;Non mangiare mai da solo. Colleghi, amici, contatti: il segreto del successo&#8220;, che rappresenta proprio uno dei punti cardini di Ecosistema 2.0. Bene, ragazzi! Ci siete tutti? Le parole d’ordine le avete memorizzate? Allora… Apertura! Partecipazione! E poi Confronto e Condivisione… Ah [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.libreriauniversitaria.it/non-mangiare-mai-solo-colleghi/libro/9788820046903"><img style="float: right; margin-left: 10px;" title="ferrazzi" src="http://img2.libreriauniversitaria.it/BIT/690/9788820046903g.jpg" alt="ferrazzi" width="200" height="289" /></a>Simpaticssimo e azzeccatissimo articolo di <a href="http://www.trasumanar.sharazad.com/2011/03/ma-quanti-bei-pesci-nella-mia-rete/">Stefano Schiavo</a>, ispirato al libro di Keith Ferrazzi, &#8220;<a href="http://www.libreriauniversitaria.it/non-mangiare-mai-solo-colleghi/libro/9788820046903">Non mangiare mai da solo. Colleghi, amici, contatti: il segreto del successo</a>&#8220;, che rappresenta proprio uno dei punti cardini di Ecosistema 2.0.</p>
<blockquote><p>Bene,  ragazzi! Ci siete tutti? Le parole d’ordine le avete memorizzate?  Allora… Apertura! Partecipazione! E poi Confronto e Condivisione… Ah no!  Questa va in inglese… Sharing, ecco! E poi <a title="keith ferrazzi!" href="http://www.libreriauniversitaria.it/non-mangiare-mai-solo-colleghi/libro/9788820046903" target="_blank">Non mangiate mai da soli</a>!  Capito? Mai! Siamo o non siamo i maestri del Networking? Nessuno ci  sfida, non temiamo rivali. Io mi faccio la mia Rete e tutto subito per  magia migliora, la crisi scompare, gli uccelli cominciano a cantare! La  mia Rete risolve tutto. E’ la mia casa! La mia famiglia! <a title="Come direbbe Gaber" href="http://www.youtube.com/watch?v=3iccz42Yfxs" target="_blank">La mia mamma</a>! Già già già. [...]</p>
<p>Che condividere significa essere disposti a confrontarsi con tutti e a migliorare insieme, attivare nuove idee che nascono dal confronto. Che “rete esclusiva” sarebbe un ossimoro… Ma pensa te! Che difendere il nostro orticello farà rinsecchire tutte le piante, le nostre e le loro e che se invece mettiamo insieme le forze magari costruiamo qualcosa di nuovo e migliore. [...]</p>
<p>che il valore per cui ci si unisce non può essere l’unirsi?</p></blockquote>
<p>Stefano chiude con &#8220;Noi ci troviamo domani sera. Ci sei, vero?&#8221;. Mai come in questo periodo, grazie ad una congiuntura favorevole, che mi permette di gestire meglio il mio tempo, sono ad una cena di networking almeno una volta alla settimana&#8230; e mi sento ricchissimo <img src='http://www.ecosistema20.it/wpbp1/wp-includes/images/smilies/icon_wink.gif' alt=';-)' class='wp-smiley' /> </p>
<p><em>[Leggi l'articolo intero su "Trasumanar e organizzar", il blog di <a href="http://www.trasumanar.sharazad.com/">Stefano Schiavo</a> su Sharazad]</em></p>
<p>Tra l&#8217;altro proprio stamattina stavo leggendo l&#8217;articolo &#8220;<a href="http://www.robertamilano.com/2011/02/avere-o-essere.html">Avere o essere</a>&#8221; di Roberta Milano, che anche ci invita a riflettere come l&#8217;appartenenza non si debba intendere &#8220;appropriazione&#8221;. E anche lei cita Gaber. Quante coincidenze&#8230;</p>
<p><em><br />
</em></p>
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		<title>Fibra per l&#8217;Italia: perché è importante e quali sono gli ostacoli</title>
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		<pubDate>Sun, 20 Feb 2011 15:56:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ecosistema 2.0</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Riporto qui, dal blog si Stefano Quintarelli, un preziosissimo video sullo sviluppo di una rete di nuova generazione in Italia, sul perche&#8217; e&#8217; fondamentale e contemporaneamente difficile da realizzare. Purtroppo un video dal finale amaro. Fibra per l&#8217;Italia: perché è importante e quali sono gli ostacoli from Stefano Quintarelli on Vimeo. Chi fa la rete [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Riporto qui, dal blog si Stefano Quintarelli, un <a href="http://blog.quintarelli.it/blog/2010/06/fibra-per-litalia-perch%C3%A9-%C3%A8-importante-e-quali-sono-gli-ostacoli-on-vimeo.html">preziosissimo video</a> sullo sviluppo di una rete di nuova generazione in Italia, sul perche&#8217; e&#8217; fondamentale e contemporaneamente difficile da realizzare. Purtroppo un video dal finale amaro.</p>
<p><iframe src="http://player.vimeo.com/video/12488735" width="400" height="300" frameborder="0"></iframe>
<p><a href="http://vimeo.com/12488735">Fibra per l&#8217;Italia: perché è importante e quali sono gli ostacoli</a> from <a href="http://vimeo.com/user1436643">Stefano Quintarelli</a> on <a href="http://vimeo.com">Vimeo</a>.</p>
<blockquote><p>Chi fa la rete ? ma quanta rete c&#8217;e&#8217; ? ma la TV si comprerà la rete ? il wimax non risolve tutto ?</p>
<p>Una spiegazione per non tecnologi sull&#8217;importanza economica di una rete in fibra, una revisione critica della situazione del mercato italiano delle telecomunicazioni, una breve analisi delle principali criticità per la realizzazione di una rete in fibra ed alcuni miti presentati e smontati.<br />
Ringrazio A.Bruzzi per l&#8217;aiuto con foto e grafici</p></blockquote>
<p><em>[Da leggere anche alcune doamande e risposte nei commenti all'<a href="http://blog.quintarelli.it/blog/2010/06/fibra-per-litalia-perch%C3%A9-%C3%A8-importante-e-quali-sono-gli-ostacoli-on-vimeo.html">articolo originale</a>, nel blog di Stefano Quintarelli]</em></p>
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		<title>Ecosistema 2.0, un nuovo paradigma per il futuro</title>
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		<pubDate>Wed, 01 Dec 2010 20:46:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ecosistema 2.0</dc:creator>
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		<description><![CDATA[“La potenza del cambiamento che viene da internet rimane ancora sostanzialmente esclusa dalla vita sociale ed economica di molti di noi. I due mondi sembrano ancora sostanzialmente paralleli, come se non fossero destinati a convergere.”La mia esperienza testimonia che in realtà questi due binari paralleli ovvero la vita reale e la vita virtuale sempre più [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.datamanager.it"><img style="float: right; margin-left: 20px;" title="DataManagerOnline" src="http://www.datamanager.it/sites/all/themes/dmo/images/dmo_6.gif" alt="" width="189" height="85" /></a><em>“La potenza del cambiamento che viene da internet rimane ancora sostanzialmente esclusa dalla vita sociale ed economica di molti di noi. I due mondi sembrano ancora sostanzialmente paralleli, come se non fossero destinati a convergere.”</em>La mia esperienza testimonia che in realtà questi due binari paralleli ovvero la vita reale e la vita virtuale sempre più iniziano ad incontrarsi, forse casualmente o forse solo in alcuni contesti. L’esito di questi incontri in taluni casi è devastante in altri deludente, certo è però che ormai non si può tornare indietro visto il dilagare dei nuovi media e delle nuove forme di comunicazione, quindi è strategico conoscere questi fenomeni e non farsi domianre da essi. Ne abbiamo parlato con <strong>Gino Tocchetti – Fondatore di <a href="http://www.ecosistema20.it" target="_blank">Ecosistema 2.0</a></strong>. [...]</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><span id="more-1497"></span>Qual è la storia di Ecosistema 2.0?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">La storia alle spalle di Ecosistema 2.0 è relativamente breve, ma anche lunga. L&#8217;avventura è nata a inizio 2009, ma prima bisogna tornare in dietro di quasi 10 anni, quando studiavo già, per motivi professionali, i social network basati su internet, ai quali partecipavo poi per passione. Prima arrivarono quelli internazionali (Ryze &#8211; che Adrian Scott fondò nel 2001 &#8211; ed Ecademy, Linkedin), e poi quelli nazionali (Ecademy Italia &#8211; che Jonathan McGuinness ha avviato nel 2003 &#8211; e BNI Italia, Milanin).</p>
<p style="text-align: justify;">In quelli nazionali è diventato possibile organizzare incontri nel territorio, face to face, recuperando cosi&#8217; una tradizione ben precedente l&#8217;avvento di internet (soprattutto in Italia), e però potenziandola enormemente. Una volta spostato il mio baricentro in Veneto, ho conosciuto l&#8217;antesignano dei network veneti (il Club dei Blogger Veneti) mentre venivano organizzati i primi barcamp regionali: Veneto Camp Expo (maggio 2007, grazie a Gigi Cogo), Ghirada Camp (settembre 2007, ispirato da Alessandro Carrera) e Twitter Camp (aprile 2008, sempre sulla spinta di Gigi Cogo).</p>
<p style="text-align: justify;">Nell&#8217;estate del 2008 sono stato coinvolto nel primo tentativo di avvio di VenetoIN, aspirante membro della federazione dei ClubIN, e proprio dalle difficoltà che incontrò quell&#8217;iniziativa, nacque l&#8217;idea di una maggiore sensibilizzazione sui temi del Social Business Networking. Maurizio Salamone, che avevo conosciuto in quel contesto, la raccolse rilanciando Nordest Creativo, e proprio in quell&#8217;occasione (febbraio 2009) fu formalmente annunciata  la nascita di Ecosistema 2.0, per promuovere appunto un approccio più &#8220;ecosistemico&#8221;, che salvaguardasse le caratteristiche di rete aperta, trasparente, partecipativa e collaborativa.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Quali sono i vostri obiettivi?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Gli obiettivi di Ecosistema 2.0 sono basati su una semplice considerazione. La potenza del cambiamento che viene da internet rimane ancora sostanzialmente esclusa dalla vita sociale ed economica di molti di noi. I due mondi sembrano ancora sostanzialmente paralleli, come se non fossero destinati a convergere. Il mondo &#8220;on line&#8221; è ormai un esteso e ricchissimo &#8220;ecosistema virtuale&#8221;, dove si sviluppa e diffonde conoscenza, si coltivano fertili relazioni (contatti professionali e socializzazione) e dove si esprime una enorme capacità di innovazione.</p>
<p style="text-align: justify;">Nell&#8217;ecosistema tradizionale, quello territoriale, dove tutti noi lavoriamo, conviviamo in spazi cittadini, compriamo prodotti e utilizziamo servizi privati, interagiamo con le istituzioni, fruiamo delle strutture sanitarie e dei servizi pubblici, sembra invece che persista (se non addirittura peggiorando) una notevole difficolta&#8217; ad affrontare la moderna complessita&#8217;, nel trasformare il cambiamento  in opportunità, nell&#8217;innovare efficacemente. Dunque obiettivo di Ecosistema 2.0 è quello di estendere il portenziale della Rete al Territorio, e in altre parole di diffondere i modelli a rete aperta anche nel &#8220;mondo reale&#8221;: non c’è “un muro” tra ecosistema territoriale ed ecosistema digitale, essendo che le persone, elemento fondamentale in entrambi, sono le stesse.</p>
<p style="text-align: justify;">A favore di questa missione, gioca sia l&#8217;aumento vertiginoso di utenti della rete (a cui il fenomeno Facebook ha dato una forte accelerazione), sia la diffusione degli smartphone (e delle applicazioni basate su georeferenziazione) che effettivamente rendono possibile una frequentazione dell&#8217;ecosistema tradizionale &#8220;aumentata&#8221; dal supporto tecnologico basato su internet.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Dal territorio digitale a quello reale come si compie questo percorso?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Realizzare compiutamente quanto Ecosistema 2.0 si propone di facilitare, non è semplice e richiederà tempo. Il percorso che abbiamo immaginato si articola in tre passi. Il primo è stato avviare fin da subito una fase di sensibilizzazione sul potenziale che deriva dalla combinazione dei due ecosistemi. In questa fase i modelli a rete aperta vengono studiati, e vengono invitate a dare i propri contributi le persone che più hanno da dire in merito, e che  possono testimoniare casi concreti. Tutto questo viene condiviso pubblicamente, favorendo sia la visibilità delle persone e delle iniziative, sia il confronto e la tensione al miglioramento, assicurando un fertile mashup tra le diverse esperienze. In questa fase la sinergia con altre inziative regionali e nazionali è stata massima. Nel primo semestre 2009 è stato organizzato il primo workshop con Confindustria Padova sull&#8217;Enterprise 2.0, e sono stati portati contributi alle serate &#8220;Social Business Network in Veneto&#8221; e &#8220;Artigianato 2.0&#8243;, organizzate nel trevigiano da Nordest Creativo.</p>
<p style="text-align: justify;">La fase successiva consiste nell&#8217;assumere un ruolo sempre più attivo, quindi creando gli eventi e le iniziative più adatte per realizzare i nostri obiettivi. Cosi&#8217; vanno inquadrate la partecipazione ai due VeneziaCamp, a ottobre 2009 e  luglio 2010, nell&#8217;ambito delle quali sono stati organizzati due meeting in piena autonomia, grazie anche alla fiducia accordata dagli organizzatori (Gigi Cogo, Andrea Casadei, Roberto Scano). Nel 2009 è stato sviluppato il tema &#8220;Civicità: una città intermedia tra locale e globale&#8221;, con 5 interventi di carattere &#8220;ispiratore&#8221; e 6 testimonianze di casi concreti. Nel 2010 è stato invece sviluppato il tema &#8220;Ecosistemi aumentati: reti che attivano territori&#8221;, articolato in 4 panel, (24 interventi in totale), focalizzati su  Motori di sviluppo e sostegno di reti aperte nei territori, Sostenibilità economica delle reti territoriali aperte, Nuovi servizi territoriali a rete aperta, e Nuove culture per le reti aperte. Piu&#8217; recentemente c’è stato  l&#8217;intervento a SMAU (Milano, ottobre 2010) con una serie di 6 interventi sul tema &#8220;Reti in azienda, reti tra aziende&#8221;, a cui siamo stati invitati grazie alla segnalazione di Barbara Bonaventura e Roberto Scano.</p>
<p style="text-align: justify;">A seguire ci sarà una terza fase di cui ora è prematuro dare anticipazioni, ma che è finalizzata a lasciare una traccia sempre più tangibile nel territorio. Già a cavallo degli anni 2009 e 2010 abbiamo lanciato l&#8217;idea di &#8220;ecosistema camp&#8221; diffusi in tutti i territori, e stiamo facendo rete con significative iniziative che sentiamo affini e che fanno riferimento ad altri territori regionali: Ecosistema 2.0 incomincia cosi&#8217; ad essere una realtà nota anche fuori dal Veneto, nè avrebbe motivo di svilupparsi solo in questa regione. Dunque questo sarà uno degli obiettivi a medio termine.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Chi sono i partecipanti?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Ecosistema 2.0 è aperto a tutti coloro che hanno compreso l&#8217;importanza delle reti aperte, avendole sperimentate in internet, e del loro potenziale una volta diffuse nel territorio. Ognuno declinerà questo modello nel proprio campo, tenendo presente che nessuno è escluso: dal mondo del lavoro a quello della formazione, dalla PA alla sanità, dai servizi privati e quelli pubblici, dal mondo della cultura a quello dello sport, dal mondo economico a quello della comune vita di cittadino.  I nostri luoghi virtuali di ritrovo sono sul nostro social network (http://www.ecosistema20.it), su facebook (http://www.facebook.com/ecosistema20), su linkedin (http://www.linkedin.com/groups?mostPopular=&amp;gid=1988629), su twitter (http://friendfeed.com/ecosistema20) e su friendfeed (http://friendfeed.com/ecosistema20).</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Quali sono i vantaggi per gli utenti?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Innanzitutto chi diventa sostenitore di Ecosistema 2.0 apprezzerà proprio l&#8217;approccio ecosistemico: non viene richiesto nessun tesseramento (nè pagamento di quote), e soprattutto non si viene invitati ad aderire in modo &#8220;esclusivo&#8221;, ma al contrario a tutti viene raccomandato di attivarsi anche in altre organizzazioni e network, anche più &#8220;chiusi&#8221;, per diffondere il più possibile la cultura delle reti aperte, e scardinare la logica del quartierino.<br />
Il vantaggio per chi sostiene Ecosistema 2.0, soprattutto per chi porta un&#8217;esperienza concreta che rappresenta un valore per tutti, è quello di poterla testimoniare negli incontri informali di network, e nelle partecipazioni a manifestazioni più ufficiali. Si tratta di un indubbio vantaggio, viste le scarse possibilità per farsi conoscere offerte oggi a molti personaggi di valore costretti all&#8217;anonimato. Da un lato le conferenze istituzionali, infatti, seguono criteri di selezione &#8220;vecchio stampo&#8221;, e non danno spazio alla vera innovazione; dall&#8217;altro i barcamp rappresentano una reale alternativa, ma essendo aperti a tutti, non sempre mantengono alto il livello di qualità e spesso lo pagano in termini di attenzione conquistata. In sostanza Ecosistema 2.0, attraverso l&#8217;approccio a rete aperta e trasparente, garantisce la scoperta di nuovi talenti, e di soluzioni innovative concrete, sulla base delle segnalazioni della rete stessa. Non bastano però le  celebrazioni autoreferenziali (chi cerca una facile visibilità con noi non si troverà bene), ma conta il passaparola, ad incominciare da quello dei talenti già riconosciuti, ai quali diventa facile farsi conoscere.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>In occasione della recente alluvione in Veneto, la vostra Rete è stata fondamentale, quali iniziative avete intrapreso per supportare i cittadini?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Io sono proprio di Vicenza, e anche se fortunatamente non colpito direttamente dall&#8217;alluvione, mi sono potuto rendere subito conto dell&#8217;esondazione del Bacchiglione, ma l&#8217;ampiezza della zona colpita e la gravita&#8217; dei danni mi sono diventate chiare solo man mano che passavano le ore. In particolare, nei giorni immediatamente successivi e&#8217; stato subito evidente come i media nazionali, e in generale i media cartacei, non riuscivano a trasmettere l&#8217;esatta portata di questa sciagura. Per questo motivo la prima iniziativa e&#8217; stata quella di creare un flusso di notizie che fosse di aiuto per chi era stato colpito, e che fosse utile a tutti per avere un&#8217;esatta percezione del problema (cittadini veneti compresi, ma non residenti nelle zone colpite). Questo flusso di notizie e&#8217; stato indicato da un giornalista di SkyTG24 come uno dei piu&#8217; preziosi nei primi giorni.</p>
<p style="text-align: justify;">Dopo una settimana, con l&#8217;arrivo delle grandi testate giornalistiche, e con il proliferare delle iniziative in rete, oltre a pubblicare il flusso di notizie (insieme a molti altri volontari), ho ritenuto piu&#8217; utile creare uno strumento che permettesse di orientare chiunque (alluvionati e volontari) nella crescente massa di informazioni che venivano pubblicate online. Per questo e&#8217; stato creato un wiki (Wiki Alluvione Veneto: http://alluvioneveneto.pbworks.com/), lo strumento di collaborazione piu&#8217; adatto in questi casi, con l&#8217;obiettivo di &#8220;linkare&#8221;, ovvero di mappare tutte le risorse in rete, e dare loro una minima organizzazione, in modo da favorirne l&#8217;accesso e facilitare un coordinamento spontaneo. A questo wiki possono contribuire tutti direttamente, iscrivendosi, o mandando una mail. Le informazioni sul wiki sono quindi monitorate e verificate.</p>
<p style="text-align: justify;">Contemporaneamente abbiamo stretto amicizia virtualmente con altri volontari, che ugualmente si sono attivati in rete, come i formidabili ragazzi di &#8220;SOS Alluvione Veneto&#8221;, con l&#8217;unica motivazione di essere di aiuto ai nostri conterranei meno fortunati. Cosi&#8217; facendo abbiamo dato un modesto ma concreto supporto psicologico a chi ha perso tutto, abbiamo dato voce a testimonianze di alluvionati e volontari, abbiamo aiutato le prime operazioni di raccolta fondi e materiali utili, e abbiamo contribuito ad una esatta percezione della catastrofe, che altrimenti sarebbe stata certamente sottovalutata dai mass media e dalla politica.</p>
<p style="text-align: justify;">A distanza di un mese, le strutture regionali della Protezione Civile si stanno attrezzando per fornire un servizio analogo, e certamente siamo soddisfatti di aver colmato, anche se solo in parte, una lacuna importante e per un intervallo di tempo rilevante. Ora stiamo valutando come procedere, chiedendoci ancora adesso, come fin dal primo giorno, cos&#8217;altro possiamo fare di utile, proprio coniugando internet e territorio.</p>
<p><strong>di <a href="http://www.datamanager.it">Antonio Savarese</a></strong></p>
<p>[<em>Leggi l'originale su <a href="http://www.datamanager.it/news/wiki-alluvione-veneto/ecosistema-20-un-nuovo-paradigma-il-futuro">DataManagerOnline</a></em>]</p>
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		<title>WorkingCapital Padova e i network veneti</title>
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		<pubDate>Sun, 24 Oct 2010 21:59:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gino Tocchetti</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Grazie alla redazione di Working Capital, ecco a voi il video della presentazione di Ecosistema 2.0, che sono stato invitato a fare ai partecipanti alla tappa padovana del WorkingCapitalTour, il 16 Ottobre all&#8217;Universita&#8217; di Padova.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Grazie alla redazione di <a href="http://www.workingcapital.telecomitalia.it/2010/10/working-capital-tour-padova-2010-le-associazioni/">Working Capital</a>, ecco a voi il video della presentazione di Ecosistema 2.0, che sono stato invitato a fare ai partecipanti alla tappa padovana del WorkingCapitalTour, il 16 Ottobre all&#8217;Universita&#8217; di Padova.</p>
<p><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="450" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/pYG3jb_20CY?fs=1&amp;hl=it_IT" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="450" src="http://www.youtube.com/v/pYG3jb_20CY?fs=1&amp;hl=it_IT" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></p>
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		<title>Se vuoi farti una vita, devi venire in citta&#8217;</title>
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		<pubDate>Sun, 10 Oct 2010 20:37:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gino Tocchetti</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L&#8217;idea di citta&#8217; e&#8217; l&#8217;idea stessa del vivere insieme e meglio: vantaggioso in termini pratici, ma non per questo meno piacevole. Invece assistiamo da tempo ad un progressivo svuotamento del significato di citta&#8217;: vengono frequentate forzatamente, per vantaggi che non compensano sempre gli svantaggi, e dimostrano l&#8217;esaltazione del conflitto, e non della sinergia tra individualita&#8217; [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.youtube.com/v/HaWTpsy4YmQ&#038;feature=youtube_gdata_player&#038;autoplay=0&#038;rel=0&#038;fs=0&#038;hd=0"><img src="http://www.ecosistema20.it/wpbp1/wp-content/uploads/2010/10/gaber.jpg" alt="" title="gaber" width="163" height="123" class="alignright size-full wp-image-1244" /></a>L&#8217;idea di citta&#8217; e&#8217; l&#8217;idea stessa del vivere insieme e meglio: vantaggioso in termini pratici, ma non per questo meno piacevole. Invece assistiamo da tempo ad un progressivo svuotamento del significato di citta&#8217;: vengono frequentate forzatamente, per vantaggi che non compensano sempre gli svantaggi, e  dimostrano l&#8217;esaltazione del conflitto, e non della sinergia tra individualita&#8217; e socialita&#8217;. Gaber invitava ironicamente a &#8220;venire in citta&#8217;&#8221;, in una canzone del 1969.<br />
<span id="more-1239"></span><br />
Un nuovo modello di citta&#8217; (come se ce ne potesse essere uno solo) oggi incontra esattamente questa sfida: concretizzare nuovamente nel locale quell&#8217;equilibrio tra economia e societa&#8217; che e&#8217; esploso su scala globale. La dimensione locale, territoriale, della citta&#8217; porta con se&#8217; peculiari caratteristiche, che la rendono candidata ideale nel dare queste risposte, dal momento che le tecnologie della mobilita&#8217; e quelle della comunicazione possono espandere i confini raggiungibili fisicamente e virtualmente del nostro habitat, ma contemporaneamente altri vincoli (il tempo, il denaro, la famiglia, la effettiva condivisione di vita quotidiana) mantengono il raggio del nostro campo base sostanzialmente coincidente con quello della citta&#8217; in cui viviamo. </p>
<p>La perdita di questo riferimento, la nomadizzazione da un lato e il risucchio in filiere sempre piu&#8217; delocalizzate, e&#8217; congeniale piu&#8217; alla componente esplorativa del nostro vivere sociale (non necessariamente collocata in una sola eta&#8217; dell&#8217;uomo), che alla componente fondativa e costruttiva. Tant&#8217;e&#8217; che l&#8217;enfatizzazione di questa perdita di riferimento sembra promossa da altre logiche e interessi, e non da quelli personali, tanto quanto la corrispondente esaltazione dell&#8217;individualita&#8217; che ugualmente impoverisce la persona, e indebolisce i suoi progetti, siano essi di natura sociale che economica. </p>
<p>D&#8217;altra parte la stessa dimensione territoriale rischia la deriva della chiusura verso gli altri territori, e del conflitto piu&#8217; o meno latente con le altre comunita&#8217;: il rischio e&#8217; l&#8217;insorgenza di uno stato di guerra civile, anche se senza armi e spargimento di sangue, che non solo porta con se&#8217; abusi e dolore, ma limita proprio le contaminazioni e lo scambio culturale ed economico, dunque le risposte creative ai problemi e le opportunita&#8217; di sviluppo per la comunita&#8217; stessa. </p>
<p>Quindi la citta&#8217; ha ancora oggi il compito di incardinare un modello sociale ed economico, in cui non siano l&#8217;individuo ne&#8217; i &#8220;poteri forti&#8221;, senza identita&#8217; e senza radici, a dettare le regole e a raccogliere i reali benefici: come entita&#8217; intermedia ha il compito di tutelare e valorizzare le diverse dimensioni (individuale, comunitaria, globale), ripartendo in modo non violento lo sforzo costruttivo e il ritorno in termini di ricchezza tangibile e intangibile. </p>
<p>Rispondendo a questa sfida, la citta&#8217; costituisce un paradigma scalabile: sostenuto da una rete sociale ed economica al proprio interno, e adatta ad inserirsi in una rete piu&#8217; ampia, allargata alla macro-regione, e via via fino alla dimensione globale, dove il passaggio non e&#8217; affatto subordinato ad una logica gerarchica. In questo modo la citta&#8217; puo&#8217; diventare il contesto fertile per un rinascimento sia culturale che economico, in cui l&#8217;attenzione all&#8217;uomo viene recuperata sfruttando la modernita&#8217; e non subendola. </p>
<p>Per queste ragioni, i modelli a rete aperta che internet ha permesso di valorizzare e espandere su scala mondiale, con un ritmo di crescita mai conosciuto nella storia dell&#8217;uomo, costituendo un raro esempio di sviluppo sostenibile (in una fase storica che sembra invece improntata alla precarieta&#8217;), sono un prezioso strumento che le citta&#8217; dovrebbero nuovamente fare proprio. </p>
<p>Da un lato, nell&#8217;ecosistema digitale, l&#8217;attivita&#8217; principale e&#8217; intangibile, e riguarda la comunicazione, lo scambio e sviluppo di conoscenza, le relazioni sociali; dall&#8217;altro, negli ecosistemi territoriali la complessita&#8217; dei problemi sul campo, e insieme le difficolta&#8217; di comunicazione e relazione imposte dalla dimensione e dai ritmi di vita, sembrano averci portato ad uno stallo, almeno percepito se non proprio reale. </p>
<p>La combinazione di questi ecosistemi puo&#8217; allora liberare capacita&#8217; collaborative e progettuali, e quindi favorire risposte concrete a problemi quotidiani, migliorando alla fine la qualita&#8217; della vita dei singoli, e della civitas che ne facesse da laboratorio. Questo processo e&#8217; effettivamente in atto, anche se richiede maggiore consapevolezza e l&#8217;acquisizione di nuove competenze, tanto che inziative di nuova generazione iniziano a concretizzarsi in tutti i campi (cultura, servizi sociali, formazione, mobilita&#8217;, mercati&#8230;). </p>
<p>D&#8217;altra parte una ricerca dell&#8217;Universita&#8217; di Vienna del 2007 aveva identificato 70 citta&#8217; europee di media dimensione, e le aveva valutate sotto il profilo dell&#8217; economia, mobilita&#8217;, ambiente, persone, stile di vita, e governance: le uniche 4 citta&#8217; italiane (Trento, Trieste, Ancona e Perugia) erano tutte intorno alla 50ma posizione. Si, possiamo farci una vita in citta&#8217;, ma perche&#8217; sia felice per il maggior numero di persone, c&#8217;e&#8217; ancora tanto da fare.</p>
<p>[Contributo al <a href="http://www.felicityproject.it/">Progetto Felicity</a>, di cui puoi leggere il comunicato stampa <a href="http://www.ecosistema20.it/1236/a-venezia-in-esposizione-il-meglio-del-social-graphic-design-secondo-felicity-dal-15-ott/">qui</a>]</p>
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		<title>Gov 2.0, facciamo il punto</title>
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		<pubDate>Wed, 15 Sep 2010 17:54:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ecosistema 2.0</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Da leggere assolutamente questo articolo di Gianni Dominici (su saperi.forumpa.it), che mettiamo subito tra i favorites. Ne estraggo due passaggi: L’esempio che O’Reilly produce è quello dell’autostrada: quando il governo investe i soldi per un’autostrada lo fa creando l’infrastruttura che collega una città all’altra, sono poi i privati che investono in servizi, che costruiscono industrie [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Da leggere assolutamente questo articolo di <a href="http://saperi.forumpa.it/story/50831/gov-20-facciamo-il-punto">Gianni Dominici</a> (su saperi.forumpa.it), che mettiamo subito tra i favorites.</p>
<p>Ne estraggo due passaggi:</p>
<blockquote><p>L’esempio che O’Reilly produce è quello dell’autostrada: quando il governo investe i soldi per un’autostrada lo fa creando l’infrastruttura che collega una città all’altra, sono poi i privati che investono in servizi, che costruiscono industrie vicino, che creano il business che fa da moltiplicatore dell’investimento. Analogamente, dovrebbe avvenire nel mondo dei servizi on line: piuttosto che investire in nuovi servizi i governi dovrebbero creare le Piattaforme, le infrastrutture e le regole da mettere a disposizione dell’iniziativa privata, dei cittadini e degli operatori del non profit. Per far questo, queste sono le lezioni che i governi dovrebbero imparare dalle piattaforme tecnologiche di successo:<br />
1.        Gli standard aperti innescano innovazione e crescita.<br />
2.        Bisogna cominciare da servizi semplici e lasciare che poi evolvano in sistemi più complessi.<br />
3.        Il sistema deve essere progettato per facilitare il più possibile la partecipazione<br />
4.        Imparare dai propri utenti (hackers).<br />
5.        Mettere a disposizione i dati per favorire la partecipazione.<br />
6.        Favorire e incentivare la sperimentazione.<br />
7.        Imparare dagli altri seguendo gli esempi.</p></blockquote>
<p>e:</p>
<blockquote><p>
Quali sono gli insegnamenti che possiamo, quindi, trarre dall’esperienza statunitense:<br />
1.        Per promuovere l’innovazione, soprattutto nella Pubblica Amministrazione, c’è bisogno di una visione politica coerente e finalizzata. Tutte le iniziative e i dibattiti in corso considerano la direttiva sulla trasparenza del presidente Obama il punto di partenza di una nuova era all’interno della PA americana.<br />
2.        Se i diversi attori coinvolti (cittadini, imprese, non profit) hanno risposto con interesse e, spesso, con passione allo stimolo di Obama, le resistenze o le semplici indecisioni all’interno della struttura pubblica rischiano di inficiare o, comunque, di rallentare i cambiamenti previsti. E&#8217; necessario, quindi, che il sostegno politico accompagni il processo innovativo in tutte le sue fasi con azioni e strumenti adeguati.<br />
3.        Come ha evidenziato O&#8217;Reilly è importante imparare dagli errori e dai propri utenti (hacker). L&#8217;esperienza di USASpending è esemplificativa. Se i risultati sono ancora scarsi è comunque proprio grazie all&#8217;apertura dell’amministrazione verso l&#8217;esterno che un soggetto terzo autorevole ha potuto denunciarne gli attuali limiti.</p></blockquote>
<p><a href="http://saperi.forumpa.it/sites/all/files/documents/file/Web_2_0_come_piattaforma.jpg"><img alt="" src="http://saperi.forumpa.it/sites/all/files/documents/file/Web_2_0_come_piattaforma.jpg" title="Web 2.0 come piattaforma" class="aligncenter" width="550" /></a></p>
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		<title>Nives De Meo: Catastrofi, conflitti e forme</title>
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		<pubDate>Sun, 22 Aug 2010 03:31:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gino Tocchetti</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Consiglio la lettura di questo bell&#8217;articolo segnalato da Paolo Lapponi. Lo mettiamo a pieno titolo nella post-teca di Ecosistema 2.0 (categoria Favoriti). Il termine “catastrofe”, nella sua originaria accezione etimologica, di origine greca : “cata-strophé”( “kata-strofhe”), significa “mutamento radicale e repentino di forma strutturale”, “ribaltamento”, “rovesciamento”, “soluzione” e non contiene in sé nessun significato “catastrofico”. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Consiglio la lettura di questo bell&#8217;articolo segnalato da <a href="http://www.facebook.com/note.php?note_id=310793636369">Paolo Lapponi</a>. Lo mettiamo a pieno titolo nella post-teca di Ecosistema 2.0 (categoria <a href="http://www.ecosistema20.it/category/favoriti/">Favoriti</a>).</p>
<p>Il termine “catastrofe”, nella sua originaria accezione etimologica, di origine greca : “cata-strophé”( “kata-strofhe”), significa “mutamento radicale e repentino di forma strutturale”, “ribaltamento”, “rovesciamento”, “soluzione” e non contiene in sé nessun significato “catastrofico”.<br />
Anche se nel linguaggio comune, la “catastrofe” evoca eventi disastrosi, crolli, accanto alle catastrofi rovinose, ve ne sono pressoché infinite di innocue, utili o necessarie, come ad esempio il passaggio dalla veglia al sonno o quello dalla vita alla morte.</p>
<p>Il primo ad affrontare in forma matematico- geometrica semi-rigorosa il tema della “catastrofe” è stato il matematico francese René Thom, nella sua “Teoria delle catastrofi ”.<br />
Thom, specialista di topologia differenziale, ottenne la Medaglia Fields nel 1958 per aver elaborato una teoria delle varietà differenziali, detta <em>cobordismo</em>.</p>
<p>La sua teoria delle catastrofi si presenta in origine come il tentativo di dare una spiegazione all’originarsi delle forme naturali, della loro relativa stabilità e dei conflitti di forze che ne costituiscono la genesi, cercando di interpretarne le discontinuità, l’instabilità, le divergenze, generate da variazioni continue.<br />
Secondo Thom, le forme, si generano da conflitti e proprio dai conflitti tra forze che si contrastano, come aveva intuito Eraclito, accade che il caos diventi un cosmo.<br />
Il “mondo” non è un caos e i suoi oggetti sono &#8220;strutture&#8221;che si succedono secondo leggi che la <em>morfologia</em> deve indagare.<br />
<span id="more-857"></span><br />
La forma geometrica più semplice è il “bordo” o il “confine”.<br />
Uno spigolo che separa due superfici che hanno funzioni e orientamenti diversi è un confine, ed è dunque un luogo di “catastrofe&#8221;.<br />
Altro luogo geometrico di catastrofe è la “cuspide”, rappresentabile concretamente come la punta di una lancia, una guglia, la vetta di una montagna o la punta di una falce di luna.<br />
La cuspide, in senso matematico, è un punto di singolarità in cui una curva continua non ha derivata e in cui avviene un mutamento repentino della direzione della tangente.</p>
<p>Ma la forma non appartiene solo ai fenomeni o ai sistemi naturali, ma anche ad altri sistemi, come i sistemi sociali, i sistemi politici, o quelli cognitivi, giuridici, linguistici, narrativi, semeiotici, e così via.<br />
Umberto Curi, nel suo “La teoria delle catastrofi “, ad esempio, individua nella Poetica di Aristotele, “il luogo eminente” ove il termine “catastrofe”, assume il significato etimologico proprio, perché indica il punto critico della tragedia, in cui il protagonista passa da uno stato di felicità a uno di infelicità.<br />
Nella tragedia, il rovesciamento è repentino e rappresenta l’unica soluzione possibile, ma è sottoposto alle regole dell&#8217;arte tragica, ed è per questo assimilabile al concetto matematico di catastrofe elaborato daThom.<br />
I conflitti che hanno originato le nazioni invece sono interpretati come conflitti di potere e, i mutamenti di strutture politiche che ne sono conseguiti, sono causati da rotture di equilibri e successivi riassestamenti di forma, come è accaduto per quella catastrofe epocale che è stata la Rivoluzione Francese. Ma anche quella russa!<br />
René Thom, in &lt;&lt;Stabilità e morfogenesi&gt;&gt; si è espresso nei termini seguenti:</p>
<p>&#8220;E&#8217; allettante vedere la storia delle nazioni come una succesione di catastrofi&#8221;.</p>
<p>Jean- luc Nancy, in &lt;&lt;Globalizzazione, libertà e rischio&gt;&gt;, scrive:</p>
<blockquote><p><em>&#8220;II presunto conflitto di civiltà è a ben vedere un conflitto interno ad un mondo divenuto compiutamente mondiale:<br />
&#8230;Lo stato attuale del mondo non è quindi una guerra tra civiltà, è una guerra civile&#8230;non è neppure una guerra tra religioni&#8230;<br />
L&#8217;islam non sopravviverà senza tecnica, né la tecnica senza riaprire uno spazio per il senso. Ci sono dunque un primo livello, quello dell&#8217;opposizione tra i due modelli, e insieme un secondo livello, quello dell&#8217;identità dell&#8217;origine interna all&#8217;occidente di islam ed Europa. La voragine che si forma è dunque l&#8217;abisso dell&#8217;abbandono di senso, della verità e del valore.</em></p></blockquote>
<p><em>Tutte le forme di frattura e di rottura, sociale, economica, politica, culturale trovano in esso la loro condizione di possibilità e il loro schema fondamentale&#8230;la globalizzazione &#8230;ha certamente portato a relazioni mondiali basata su un&#8217;estrema disuguaglianza, sulla quale si basa a sua volta, mentre invece si deve trovare un universalismo ugualitario, vale a dire molto semplicemente una giustizia universale.<br />
L&#8217;enorme squilibrio economico, che è squilibrio tra vita e vita, tra fame e sazietà, tra dignità e offesa, tra pensiero ed insipienza, è il corollario dello sviluppo di un mondo che ha cessato di ricrearsi. Esso non rinnova più né la propria esistenza né il proprio senso, e travalica invece, con la hybris e per necessità insieme i suoi stessi limiti verso l&#8217;illimitatezza della propria mondialità, in modo tale che questa sembra non poter che implodere o esplodere.<br />
Ciò accade perché l&#8217;illimitatezza si frattura al proprio centro, dove si apre una faglia che altro non è se non disuguaglianza del mondo nei propri stessi riguardi, impossibilità di dotarsi di senso e di valore di verità, precipitazione nell&#8217;equivalenza generale che diventa progressivamente civilizzazione come opera di morte&#8230;.<br />
Se si riduce al legame economico e alla sua equivalenza generale, all&#8217;interno di tale equivalenza la separazione tra ricchi e poveri resta incommensurabile. &#8230;<br />
Come diventare capaci di guardare in faccia il nostro abisso e il nostro confronto? Guardare per non sprofondarvi &#8230; guardare in faccia un abisso e affrontarsi con lo sguardo non sono senza analogia, se lo sguardo dell&#8217;altro non apre mai che sull&#8217;insondabile, sull&#8217;estraneità assoluta, su una verità che non può essere verificata ma alla quale ci si deve pur aggrappare&#8230;<br />
E&#8217; necessario fare esperienza della libertà&#8230; essa è stata viva nell&#8217;islam all&#8217;epoca del suo splendore.<br />
E&#8217; la libertà come rischio&#8230;<br />
In questo senso non può piegarsi all&#8217;idea di un ordine imposto agli uomini una volta per tutte. Non si tratta di colpevolizzare l&#8217;Occidente, né di rivendicare un oriente mitico: si tratta di pensare un mondo in se stesso e da se stesso spezzato, la cui rottura proviene dalla zona più remota della sua storia&#8230;” </em></p>
<p>&lt;&lt;Dove va tracciato “il confine” tra la tecnologia occidentale e l&#8217;incapacità dell&#8217;islam di fare parte della modernità?&gt;&gt;</p>
<p>A questa domanda, Edward Said risponde che è più facile fare affermazioni bellicose al fine di mobilitare le passioni collettive piuttosto che riflettere, esaminare e cercare di capire cosa in realtà stiamo affrontando, l&#8217;interconnessione di innumerevoli vite &#8220;nostre” quanto &#8220;loro&#8221;.</p>
<p>&#8230;Esistono legami più stretti tra civiltà apparentemente in guerra tra loro di quanto alla maggior parte di noi piaccia credere e come hanno dimostrato Freud e Nietzsche, un traffico tra confini attentamente salvaguardati, persino presidiati, avviene con una facilità che spesso spaventa.</p>
<p>&#8230;l&#8217;islam non è più ai margini dell&#8217;occidente ma al suo centro.</p>
<p>E&#8217; un <em>attrattore</em> strano, incerto? .</p>
<p>Tornando a Thom, anche se il suo approccio è sostanzialmente matematico, i suoi risultati si prestano bene come paradigmi, metafore per analizzare, e strumenti concettuali per fornire spiegazioni, in quegli ambiti di conoscenza che il rigore razionale del logos scientifico, così indispensabile al determinismo, non riesce ad imbrigliare.</p>
<p>La teoria delle catastrofi (TC) è divenuta col tempo un metodo generale e si è trasformata in una “teoria dei modelli” per descrivere qualitativamente la discontinuità di alcuni fenomeni nei campi più svariati, che vanno dall’<span style="text-decoration: underline;">economia, alla psicologia, all’etologia</span>.</p>
<p>Sono proprio le discontinuità topologiche di certi fenomeni ad essere definite &#8220;catastrofi&#8221;.</p>
<p>Già Newton, nella sua dinamica, aveva trovato un modo nuovo per definire e analizare i cambiamenti del movimento, dando forma definitiva ai concetti di forza, massa e accelerazione e stabilendo tra loro relazioni quantitative. Furono i suoi principi e gli strumenti matematici (analisi matematica o calcolo) da lui introdotti, assieme a Leibniz, che fornirono il modello per descrivere il moti delle stelle, dei pianeti e delle loro irregolarità.<br />
Il metodo quantitativo di Newton si presentava come il metodo della certezza e del determinismo totale.<br />
In seguito questa certezza è andata affievolendosi e ci si è accorti che l’universo è più complesso di quanto la teoria newtoniana lasciasse intravvedere.<br />
La dinamica classica non aveva previsto ne l’instabilità dell’atomo ne la costanza della velocità della luce nel vuoto.<br />
Le leggi di Newton non sono più valide alle dimensioni microcopiche, dove i cambiamenti sono improvvisi e discontinui, dove cioè regna il discreto, che non è trattabile con la matematica del continuo e differenziabile.<br />
A grandi velocità, lo spazio, il tempo e la massa non sono più assoluti, ma variano secondo le leggi della relatività einsteniana.</p>
<p>Thom, si rese conto che molti fenomeni non potevano essere controllati da metodi matematici, puramente quantitativi, coerenti ed astratti.<br />
Comprese l’importanza dell’interpretazione geometrica e della giustificazione intuitiva, sopratutto negli ambiti di quelle scienze (<span style="text-decoration: underline;">biologia, neurologia, metereologia</span>), la cui complessità non può essere troppo disinvoltamente semplificata.</p>
<p>La matematica con cui Thom affrontò questi problemi fu la topologia, raffinata derivazione della geometria, in cui qualsiasi metrica è assente e in cui tutte le figure, che possono comunque essere tracciate, vengono prese in considerazione.<br />
Thom utilizza la topologia differenziale per studiare proprietà invarianti di figure senza grandezza; proprietà quali quella di un punto di “essere interno o esterno” ad una certa curva chiusa.<br />
La topologia può studiare anche spazi a sette dimensioni ma non si occupa di misure in nessuna di esse.<br />
Rinunciando a concetti di misura o distanza è possible classificare e affrontare ogni tipo di forma.<br />
Nell’ottica di Thom, la caratteristica più singolare di molti processi naturali, quali, ad esempio, il processo di “grastrulazione”, che trasforma una massa informe di cellule in un “embrione”, non è la loro complessità quantitativa, ma la loro stabilità qualitativa.<br />
Da tempo fisiologi e biologi stanno studiando la capacità della vita di mantenere l’”omeostasi” (dal greco: “stesso stato”).</p>
<p>Waddington, grande biologo contemporaneo, ha coniato il neologismo: “omeoresi” (“stesso percorso”), per descrivere processi di sviluppo biologico che avvengono attraverso una serie stabile di modificazioni.<br />
La sua influenza su Thom fu rilevante. Infatti per Thom la vita è un processo in cui la stabilità va ben oltre la mera disposizione dei geni:<br />
&lt;&lt; Questo insieme di meccanismi di regolazione (omeostasi e omeoresi) è sempre lo stesso, per ogni individuo della specie: è ciò che dovremmo considerare il vero patrimonio genetico.&gt;&gt;</p>
<p>Molti altri sistemi, <em><span style="text-decoration: underline;">in particolare quelli sociali</span></em>, hanno la tendenza ad assumere un&#8217;energia potenziale minima, simile alla tendenza di una molla a contrarsi o quella di una palla a rotolare in discesa.<br />
Il concetto di potenziale è strettamente connesso a quello di equilibrio; e in natura, secondo la TC, i sistemi tendono ad equilibri stabili.<br />
Un catastrofe è proprio un passaggio repentino da uno stato a potenziale minimo ad un altro di potenziale minimo o di equilibrio stabile.<br />
I concetti di potenziale e di equilibrio sono strettamente connessi.<br />
Esistono vari tipi di equilibrio.<br />
Una molla allentata, una palla rotolata alla base del pendio, si trovano in situazioni di potenziale (elastico, gravitazionale) minimo e i sistemi fisici che rappresentano sono in equilibrio stabile.<br />
Una palla che si trova in bilico sulla cima di una collina invece è in una condizione di equilibrio instabile, perché basta una piccola spinta per farla rotolare a valle. Mentre se si trova in bilico su una stretta sporgenza (come il bordo di un davanzale), una spinta in una direzione la toglierà dalla situazione pericolosa, ma una spinta nella direzione opposta la farà andare oltre il bordo e quindi precipitate. Quella condizione perciò è di equilibrio semistabile.<br />
Questo per quanto riguarda l’equilibrio dei corpi in quiete.</p>
<p>Esistono però anche situazioni di equilibrio dinamico, come accade ad esempio nei sistemi viventi o sociali, che assorbono e trasformano continuamente energia.<br />
Tali sistemi tendono a stabilire dei cicli in cui nessun stato è in sé stabile, ma in cui tutto il complesso degli stati resiste alle perturbazioni tende a ristabilirsi globalmente.<br />
Thom definisce “catastrofe” in senso lato, una transizione discontinua qualunque, che si verifica quando un sistema dispone di più d’uno stato stabile o può seguire più d’un percorso stabile di trasformazione. La “catastrofe” è un “salto” da uno stato ad un altro o da un cammino ad un altro, come si può vedere osservando lo scorrere globalmente stabile di un torrente.</p>
<p>Le singolarità topologiche vengono collegate ai massimi e minimi dell’analisi.<br />
Ogni catastrofe è individuata da una sua propria topologia riconducibile a sette tipi di catastrofi elementari.<br />
La geometrizzazione della descrizione della discontinuità catastrofica prevede la matematizzazione di due dimensioni: quella di controllo e quella di comportamento.<br />
Per al più quattro variabili di controllo ed un numero qualsiasi di variabili di comportamento, si ottengono sette catastrofi elementari quali archetipi, il più semplice dei quali è la “cuspide”.<br />
Ognuna di queste catastrofi possiede una organizzazione strutturale e una dinamica propria, distribuite attorno ad un “bacino di attrazione” di un sistema dinamico in uno spazio di variabili interne.<br />
La struttura organizzativa di una &#8220;catastrofe&#8221; non possiede stabilità, e di questo fatto ci si può anche non accorgere se l&#8217; “attrattore&#8221; corrispondente è invece strutturalmente stabile.</p>
<p>Secondo la teoria, TC, ogni forma si dissolve a causa della scomparsa degli attrattori che la caratterizzano e la loro sostituzione per cattura da parte degli attrattori che rappresentano la forma finale che viene ad assumere il sistema dinamico.</p>
<p>E&#8217; proprio questo processo di dissoluzione e ricostituzione di forme ad essere definito catastrofe.<br />
Tutti i processi morfologici <em>strutturalmente</em> stabili, possono venir descritti attraverso un sistema di catastrofi strutturalmente stabili.</p>
<p>Tutti i processi naturali sono descrivibili da quella che in un linguaggio multidimensionale può essere definita come una <em>topologia globale degli attrattori associati e delle catastrofi che la subiscono</em>.</p>
<p>La TC, in quanto epistemologia metaforica, fornisce un linguaggio comune per le caratteristiche di processi differenti e diviene utile nella misura in cui permette di porsi altre questioni e le loro applicazioni anche quantitative.</p>
<p>E&#8217; più filosofia che matematica, il suo scopo non è la spiegazione ma la descrizione qualitativa.<br />
Thom era convinto che anche il <em>pensiero e il linguaggio</em> fossero regolati da principi di stabilità strutturale come i processi fisici.<br />
La teoria della catastrofi infatti ipotizza che la stabilità qualitativa sia un attributo indispensabile anche al pensiero, senza il quale riconoscimento e memoria sarebbero impossibili.</p>
<p>I concetti sarebbero dunque modelli matematici, mappe topologiche degli oggetti e dei processi che li ispirano. La nostra mente modella topologicamente quel mondo in cui i corpi, le mani e le menti si sono venuti evolvendo.<br />
____________</p>
<p><big>Bibliografia</big></p>
<p>Thom R., Stabilità strutturale e morfogenesi, Torino, Einaudi, 1980.<br />
Woodcock A. e Davis M., La teoria delle catastrofi, Milano, Garzanti, 1982.<br />
Thom R., Modelli matematici della morfogenesi, Einaudi, Torino 1985.<br />
Thom R. Morfologia del Semiotico, Roma, Meltemi Editore, 2006</p>
<p>via <a href="http://www.facebook.com/note.php?note_id=310793636369">Paolo Lapponi</a></p>
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		<title>Ecosistemi aumentati &#8211; VeneziaCamp2010</title>
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		<pubDate>Sat, 03 Jul 2010 20:37:50 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Anche quest&#8217;anno, nell&#8217;ambito del VeneziaCamp2010, il network &#8220;Ecosistema 2.0&#8220;, e&#8217; stato invitato a coordinare un evento di sensibilizzazione e diffusione dei modelli a rete aperta e sociale, cosi&#8217; come sono promossi e sostenuti da internet, e che abbiano incidenza nel territorio. Il tema di quest&#8217;anno, coerentemente con la trasformazione del Veneziacamp in Festival dell&#8217;innovazione digitale, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><a href="http://www.ecosistema20.it/wpbp1/ecosistema20_it/pics/148-newlogo1f4.jpg"><img class="alignnone" src="http://www.ecosistema20.it/wpbp1/ecosistema20_it/pics/148-newlogo1f4.jpg" alt="" width="450" /></a></p>
<p>Anche quest&#8217;anno, nell&#8217;ambito del <a href="http://veneziacamp.it">VeneziaCamp2010</a>, il network &#8220;<a href="http://www.facebook.com/pages/Ecosistema-20/266644743243">Ecosistema 2.0</a>&#8220;, e&#8217; stato invitato a coordinare un evento di sensibilizzazione e diffusione dei modelli a rete aperta e sociale, cosi&#8217; come sono promossi e sostenuti da internet, e che abbiano incidenza nel territorio.</p>
<p>Il tema di quest&#8217;anno, coerentemente con la trasformazione del Veneziacamp in Festival dell&#8217;innovazione digitale, e&#8217;</p>
<p style="text-align: center;">&#8220;<a href="http://www.facebook.com/event.php?eid=107020039346666&amp;index=1">Ecosistemi aumentati: reti che attivano territori</a>&#8220;,</p>
<p>ed e&#8217; dedicato a tratteggiare lo stato dell&#8217;arte nello sviluppo di reti aperte nei territori. Fa dunque seguito a quello della passata edizione del Veneziacamp, dedicato alla Cittadinanza DIgitale, e che aveva il titolo &#8220;<a href="http://www.facebook.com/event.php?eid=156133468500">Civicita&#8217;: una citta&#8217; glocale tra reale e virtuale</a>&#8220;.</p>
<p>Sara&#8217; anche l&#8217;occasione per un&#8217;altra grande festa del social business networking con gli amici, vecchi e nuovi.</p>
<p>L&#8217;evento e&#8217; organizzato in 4 panel distinti ma non separati, che andranno a costituire una &#8220;valigetta degli attrezzi&#8221; per chi si occupa di reti nei territori. I temi e i contributi invitati (in ordine alfabetico) sono:<br />
<a name="programmaecovecamp"></a><br />
1) Motori di sviluppo e sostegno di reti aperte nei territori<br />
modera: <a href="http://www.slideshare.net/gtocchetti/ecosistemi-aumentati-reti-che-attivano-territori">Gino Tocchetti</a> (Ecosistema 2.0)<br />
- <a href="http://www.slideshare.net/ecosistema20/kublai-venezia">Alberto Cottica</a> (Kublai, Min Sviluppo Economico)<br />
- <a href="http://www.slideshare.net/ecosistema20/104-flavia-marzano-20">Flavia Marzano</a> (District Lab, Sardegna Ricerche)<br />
- Gabriele Persi (Area Science Park, Trieste)<br />
- <a href="http://www.slideshare.net/ecosistema20/101-ilda-mannino-18">Ilda Mannino</a> (Center for Thematic Environmental Networks, VIU)<br />
- <a href="http://www.slideshare.net/marcomb/tas-lab-eco202010v11">Marco Combetto</a> (Informatica Trentina, Trentino as a Lab)<br />
- Michele Vianello (Parco Scientifico Teconologico VEGA, Venezia)<br />
- Paolo Privitera (internet startupper)</p>
<p>2) Sostenibilita&#8217; economica delle reti territoriali aperte<br />
modera: Marina Trentin (environment and international cooperation)<br />
- <a href="http://www.slideshare.net/gianfrancopadovan/padovan-sostenibilit-economica-delle-reti-territoriali-aperte-rev0">Gianfranco Padovan</a> (EnergoClub Onlus)<br />
- Gloria Testoni (Distretto di Economia Solidale di Verona)<br />
- <a href="http://www.slideshare.net/Prestiamoci/prestiamoci-il-p2p-italiano">Mariano Carozzi</a> (Prestiamoci.it)<br />
- <a href="http://www.slideshare.net/marcogialdi/ecosistemi20-4656936">Marco Gialdi</a> (Ufficio Sostenibile)<br />
- <a href="http://www.slideshare.net/ecosistema20/204-nicolo-borghi-31">Nicolo&#8217; Borghi</a> (The Hub Milano)<br />
- <a href="http://www.slideshare.net/ecosistema20/202-stefano-corro-17">Stefano Corro&#8217;</a> (Rete Energie Veneto)</p>
<p>3) Nuovi servizi territoriali a rete aperta<br />
modera: Walter Giacovelli (LoAd), Gino Tocchetti (Ecosistema 2.0)<br />
- Alberto D&#8217;Ottavi (Blooming): nuovi modelli di e-commerce<br />
- <a href="http://www.slideshare.net/ecosistema20/303-alessandro-cappellotto-19">Alessandro Cappellotto</a> (Zooppa): crowdsourcing<br />
- <a href="http://www.slideshare.net/ecosistema20/304-dario-bonaldo">Dario Bonaldo</a> (Seedelio): servizi per il mercato dell&#8217;energia responsabile<br />
- <a href="http://www.slideshare.net/ecosistema20/301-linnea-passaler-17">Linnea Passaler</a> (Pazienti.org): sanita&#8217; 2.0<br />
- <a href="http://www.slideshare.net/load.it/footour-presentazione-veneziacamp">Walter Giacovelli</a> (LoAd), Susanna Cristalli (Qype): interazioni socializzanti e mobilita&#8217; integrata<br />
- <a href="http://www.slideshare.net/dagoneye/economia-dei-dati-liberati-open-data-e-semantic-web-nella-pa">Matteo Brunati</a> (Open Web Addicted): economia dei dati liberati dalla PA</p>
<p>4) Nuove culture per le reti aperte<br />
modera: Maddalena Mapelli (Ibridamenti, Universita&#8217; di Venezia)<br />
- Annamaria Testa e <a href="http://www.slideshare.net/ecosistema20/406-ilaria-scopa-13#">Ilaria Scopa</a> (In cerca di lei, Nuovo&amp;Utile)<br />
- <a href="http://www.slideshare.net/emiliapeatini/emilia-peatini-venezia-camp-2010-presentazione-2luglio2010-b">Emilia Peatini</a> (Rete Storia), <a href="http://www.slideshare.net/anafesto/civil-life-lab-venezia-camp-2010">Franco Torcellan</a> (Agenzia per la scuola), <a href="http://www.slideshare.net/adrianasartore/civil-life-veneziacamp2010">Adriana Sartore</a> (CivilLife)<br />
- Emina Cevro Vukovic, <a href="http://www.slideshare.net/lpaciello/luned-sostenibili-veneziacamp">Lucia Paciello</a> (LunediSostenibili.org)<br />
- <a href="http://www.slideshare.net/ecosistema20/villaggioartigiano-veneziacamp">Maria Cristina Fregni</a> (Villaggio Artigiano &#8211; Cities, Comune di Modena)<br />
- <a href="http://www.slideshare.net/tagbolognalab/presentazione-tag-bologna">Michele D&#8217;Alena</a> (Laboratorio TagBologna, Universita&#8217; di Bologna)<br />
- <a href="http://www.slideshare.net/ecosistema20/402b-stefano-bellanda-30">Stefano Bellanda</a>, Andrea Celli (Intercultural Lab, Universita&#8217; di Padova)</p>
<p>Ogni giro di presentazioni, brevi, secondo una versione &#8220;italianizzata&#8221; di ignite, e&#8217; seguito da uno spazio di approfondimento e discussione con i partecipanti a qualsiasi panel, mantenendo cosi&#8217; integro il fil rouge della giornata.</p>
<p>Le presentazioni sono pubblicate online, e si possono visitare cliccando sul nome dello speaker.</p>
<p>&#8220;Ecosistema 2.0&#8243; (http://www.ecosistema20.it, http://www.facebook.com/ecosistema20) e&#8217; un think-tank non convenzionale, sostenuto da una rete di social business networking, che focalizza su un tema, la convergenza dell&#8217;ecosistema tradizionale e territoriale, e quello digitale e virtuale, non altrimenti adeguatamente considerato.</p>
<p>La rete sociale che si aggrega intorno a questo progetto, e&#8217; aperta trasparente partecipativa e basata su principi di fiducia e generosita&#8217;, e per questo non confligge ma fa sinergia con, e se possibile sostiene le altre iniziative che sono coerenti con questo approccio. Lo stesso evento in questione e&#8217; da intendere come un dono a tutti coloro che credono nel potenziale delle reti diffuse nel territorio, e intendono adoperarsi per lanciare iniziative di questo tipo.</p>
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		<title>Appello per Banda Larga in tutti i Comuni del Veneto entro il 2012</title>
		<link>http://www.ecosistema20.it/125/appello-per-banda-larga-in-tutti-i-comuni-del-veneto-entro-il-2012/</link>
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		<pubDate>Thu, 04 Mar 2010 09:55:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ecosistema 2.0</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La &#8220;banda larga per tutti&#8221; non è uno slogan e non è neppure un vezzo per la rincorsa al &#8220;io vado più veloce&#8221;. Internet a banda larga è oggi una necessità e l&#8217;Italia, su questo, ha già accumulato un ritardo strutturale rispetto ad altri paesi. Per capirci: quando si parla di banda larga si intende, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;"><img src="http://photos-g.ak.fbcdn.net/hphotos-ak-snc3/hs447.snc3/25635_1352261039540_1021829506_1075721_5659411_n.jpg" alt="" width="450" /></p>
<p>La &#8220;banda larga per tutti&#8221; non è uno slogan e non è neppure un vezzo per la rincorsa al &#8220;io vado più veloce&#8221;.</p>
<p>Internet a banda larga è oggi una necessità e l&#8217;Italia, su questo, ha già accumulato un ritardo strutturale rispetto ad altri paesi.</p>
<p>Per capirci: quando si parla di banda larga si intende, nell&#8217;accezione comune, quella almeno da 2 megabyte, che non è poi tanto “larga”, ad essere onesti&#8230;</p>
<p>Ma accontentiamoci: se questo obiettivo di minima diventasse &#8220;per tutti&#8221; sarebbe già un grande successo per la democrazia digitale veneta.</p>
<p>Questo darebbe a tutti i cittadini accesso alle informazioni e ai servizi digitali superando il cd divario digitale che ancora oggi classifica cittadini di seria A e di serie B.</p>
<p>Tradotta sul piano pratico significa maggiori opportunità di business per le aziende, digitalizzazione e dematerializzazione delle pratiche della pubblica amministrazione e, alla fine, servizi migliori e più accessibili per gli utenti.</p>
<p>In altre nazioni europee come la Finlandia è stato recentemente sancito come un diritto di tutti i cittadini che verrà esteso addirittura ai 100 Megabyte per tutti dal 2015 (e in Corea del Sud è già così&#8230;). Tutto questo mentre Google negli Stati Uniti sperimenta già con successo l&#8217;1 Gigabyte al secondo su fibra ottica, pianificando che in pochi anni coprirà tutti gli USA.</p>
<p>L&#8217;obiettivo della banda larga a 2 megabyte per ogni cittadino del Veneto deve essere un imperativo categorico per qualsiasi candidato alla prossime elezioni regionali.</p>
<p>Non credo che potranno sedere tra i banchi del futuro Consiglio regionale degli amministratori che non comprendano l&#8217;importanza sociale e democratica, ma anche infrastrutturale ed economica di questo obiettivo minimo.</p>
<p>Diamo anche una data, una scadenza, entro la quale tutto questo dovrà essere portato a termine, mutuando dai piani del Governo rilanciati di recente dal Ministro dell&#8217;Innovazione Renato Brunetta: il 2012.</p>
<p>L&#8217;ambito regionale per raccogliere questo appello è ottimale, lo vedo come amministratore che si scontra quotidianamente con le richieste sempre più urgenti dei Comuni in tema di infrastrutturazione digitale e sperimenta la frustrazione derivante dall&#8217;imponenza delle risorse occorrenti e dalla limitatezza dei mezzi a disposizione, solo la Regione ha la dimensione adatta agli investimenti necessari ed è in grado di fare da volano per quest&#8217;opera necessaria ed urgente quanto le strade e le ferrovie, sono questi i binari su cui viaggeranno merci sempre più preziose e vitali: le informazioni!</p>
<p>Sono convinto che nessuno dei candidati Presidenti della Regione trascurerà questo aspetto programmatico, assieme agli altri importantissimi che costituiranno la road map del prossimo quinquennio, ma è altrettanto noto che buona parte della classe politica proviene da esperienze che solo di recente hanno colto la strategicità di questo impegno, perciò meglio precisare che sosterremo convintamente solo candidati che come noi VOGLIONO ENTRO IL 2012 L&#8217;ESTENSIONE A TUTTI I CITTADINI DEL VENETO DELLA BANDA LARGA AD ALMENO 2 MEGABYTE!</p>
<p>Promotori:<br />
<a href="http://www.andreapellizzari.it">Andrea Pellizzari</a> &#8211; Assessore Innovazione Provincia di Vicenza<br />
<a href="http://www.michelecamp.it">Michele Vianello</a> &#8211; Direttore Vega Parco Scientifico e Tecnologico<br />
<a href="http://www.webeconoscenza.net">Gianluigi Cogo</a> &#8211; Rete Innovatori Pubblica Amministrazione</p>
<p>Sostenitori:<br />
per sostenere l&#8217;appello è stato aperto un <a href="http://www.facebook.com/group.php?gid=324421747284">gruppo su Facebook</a><br />
Chiunque può sostenere l&#8217;appello semplicemente diffondendo sul proprio blog o sui socialnetwork</p>
<p>Firmatari:<br />
Sono i candidati che lo faranno proprio<br />
Questi dovranno segnalarlo su Facebook, sul proprio blog, al gruppo dei promotori</p>
<p><em>[fonte: <a href="http://appellobandalarga.wikispaces.com/">http://appellobandalarga.wikispaces.com/</a> ]</em></p>
<p>Regione del Veneto ha condotto un&#8217;indagine per rilevare, aggiornandola, la copertura del servizio di connettività a Banda Larga sul territorio regionale.</p>
<p><a href="http://bandalarga.regione.veneto.it/index.php/it/en/banda-larga-nel-veneto/dati-di-copertura/copertura-2009">http://bandalarga.regione.veneto.it/index.php/it/en/banda-larga-nel-veneto/dati-di-copertura/copertura-2009</a></p>
<p><em>[fonte della mappa: elaborazione Regione del Veneto - Direzione Sistema Informatico]</em></p>
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		<title>Modernità sostenibile: come uscire dalla crisi, di Enzo Rullani</title>
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		<pubDate>Mon, 01 Mar 2010 08:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ecosistema 2.0</dc:creator>
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		<description><![CDATA[In che modo usciremo dalla crisi? Diversi da prima, è ovvio, lo dicono tutti. Ma diversi come? C’è chi pensa che tutto possa continuare come prima, una volta passata “la nottata”. C’è chi pensa che l’Italia vada rivoltata come un calzino per porre termine al male oscuro che la divora (il declino). C’è una terza [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div>
<p style="float:left;margin-right:10px"><img src="http://www.marsilioeditori.it/media/libri/3179972.jpg" alt="" /></p>
<p>In che modo usciremo dalla crisi? Diversi da prima, è ovvio, lo dicono tutti. Ma diversi come? C’è chi pensa che tutto possa continuare come prima, una volta passata “la nottata”. C’è chi pensa che l’Italia vada rivoltata come un calzino per porre termine al male oscuro che la divora (il declino).</p>
<p>C’è una terza possibilità, a cui è dedicato il libro <a href="http://www.marsilioeditori.it/autori/libro/3179972-modernita-sostenibile">Modernità sostenibile</a>: che si scopra l’importanza di un atteggiamento riflessivo, capace di rendere sostenibile lo sviluppo perché si preoccupa, passo per passo, di rigenerarne le premesse. Tutte le premesse: quelle ambientali, ma anche quelle motivazionali, infrastrutturali, culturali. Insomma tutto quello che è relativo alla galassia di ciò che gli economisti chiamano – con pudore – economie e diseconomie esterne.</p>
<p>Alla <a href="http://www.univiu.org/">Venice International University</a>, da più di un anno, un gruppo di lavoro sta chiarendo i contorni di quelle che abbiamo chiamato “<span style="font-weight: bold;">filiere della sostenibilità</span>”: reti di produttori, consumatori, distributori, centri di ricerca che possono mettere le loro capacità insieme per presidiare e ricostituire le premesse dei processi da cui dipende il nostro sviluppo. E’ ormai chiaro che questo compito non può essere assolto dal libero mercato (a cui sfuggono appunto le economie e diseconomie esterne), né può essere demandato – in sostituzione – allo Stato regolatore, che dall’alto prescrive che cosa fare e non fare a milioni di persone disposte (forse) ad obbedire. Fa ormai parte del passato un’immagine del problema della sostenibilità che vedeva una cesura netta tra interessi economici (dissipativi) e tutela (regolazione) dell’ambiente, assegnata alla politica.</p>
<p>Un ambiente difeso dalla pubblica amministrazione contro la vis dissipativa delle imprese convince sempre meno. Per due ragioni: presuppone una razionalità politica lungimirante e credibile, due cose lontane dal vero – almeno nell’Italia dei nostri giorni e immagina una soluzione regolatoria o redistributiva (del reddito) che non passa per l’innovazione.</p>
<p>Come è stato detto al <a href="http://www.univiu.org/undergraduate/news/20100225">Convegno sulla globalizzazione che si è tenuto il 25 febbraio alla Viu</a>, la ricerca della sostenibilità sta diventando <span style="font-weight: bold;">un significato che i consumatori accettano</span> sempre di più come distintivo di una buona qualità del lavorare e del vivere. Non solo accettano di pagarne il costo, sotto forma di un “premio” di prezzo a prodotti che hanno un rapporto garantito, riconoscibile, con metodi sostenibili o “biologici” (naturali) di produzione, ma costruiscono comunità in cui queste idee si propagano e diventano fattore competitivo per i produttori.</p>
<p>[...]</p>
<p>Enzo Rullani<br />
(leggi tutto l&#8217;articolo su <a href="http://www.firstdraft.it/2010/02/26/modernita-sostenibile-come-uscire-dalla-crisi/">firstdraft</a>)<br />
(link alla pagina <a href="http://www.ibs.it/code/9788831799720/rullani-enzo/modernita-sostenibile-idee.html">IBS</a> del libro)</p>
</div>
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		<title>eSkills, dalla scuola al lavoro: Abilità e competenze digitali per la Società della Conoscenza</title>
		<link>http://www.ecosistema20.it/111/eskills-dalla-scuola-al-lavoro-abilita-e-competenze-digitali-per-la-societa-della-conoscenza/</link>
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		<pubDate>Fri, 26 Feb 2010 11:19:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ecosistema 2.0</dc:creator>
				<category><![CDATA[Favoriti]]></category>
		<category><![CDATA[Nuovo Rinascimento]]></category>
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		<description><![CDATA[Padova, 25 feb 2010 Sala Carraresi &#8211; Fiera di Padova Organizer: ANSAS – Nucleo Regionale Veneto Il seminario si articola attorno ad una riflessione importante per i ragazzi che si apprestano ad entrare nel mondo del lavoro o ad affrontare gli studi universitari: come costruire il proprio bagaglio di competenze digitali tra l&#8217;individuazione di profili [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;"><img src="http://www.indire.it/e-skill/img/eskills_header-11.jpg" alt="" width="500" /></p>
<p>Padova, 25 feb 2010<br />
Sala Carraresi &#8211; Fiera di Padova</p>
<p>Organizer: ANSAS – Nucleo Regionale Veneto</p>
<p>Il seminario si articola attorno ad una riflessione importante per i ragazzi che si apprestano ad entrare nel mondo del lavoro o ad affrontare gli studi universitari: come costruire il proprio bagaglio di competenze digitali tra l&#8217;individuazione di profili comuni e il bisogno di creatività che le aziende esprimono.</p>
<p>L&#8217;attenzione è stata posta, non solo al modo del lavoro in senso stretto, ma anche alla più complessiva sfera sociale perché il digitale ed il web sono ormai elementi imprescindibili nella vita delle persone e nella gestione dei rapporti nelle comunità.</p>
<p>[...]</p>
<p><strong>PROGRAMMA</strong></p>
<p>Ore 9.00 Registrazione dei partecipanti</p>
<p>Ore 9.30 Apertura dei lavori<br />
Alessandra Missana, Direttore dell’Agenzia Scuola Friuli Venezia Giulia, Umbria, Veneto<br />
Carmela Palumbo, Direttore Ufficio Scolastico Regionale per il Veneto</p>
<p>Sono stati invitati:<br />
Europarlamentari della circoscrizione del Nordest, Presidente Regione Veneto, Presidente Provincia Padova, Sindaco Padova, Rappresentanti Confindustria, Confcommercio, Confartigianato, Camera di Commercio</p>
<p>Ore 10.00 eSkills Week: una campagna per implementare le competenze digitali in Europa<br />
Laura Franceschi, ANSAS, Responsabile Pedagogica di European Schoolnet</p>
<p><strong>eSkills per il lavoro e per l’impresa</strong></p>
<p>Ore 10.30 Dai costi dell’ignoranza informatica alle eSkills<br />
Giovanni Franza, AICA &#8211; Associazione Italiana per l’Informatica e il Calcolo Automatico</p>
<p>L&#8217;università veneta e la formazione alle competenze digitali<br />
Umberto Margiotta, Centro Interateneo per la Ricerca Didattica e la Formazione Avanzata</p>
<p>Una startup di H-FARM, incubatore d’impresa<br />
Filippo Canesso e Francesca Darsiè, UannaBe</p>
<p>Le telecomunicazioni: tecnologie per informare, interagire e cooperare nelle aziende<br />
Orazio Mondin, ATP Telecomunicazioni &#8211; GlobalComm</p>
<p>SimulImpresa: business on line<br />
ITC “L.B. Alberti” di San Donà di Piave</p>
<p>Il perito informatico nel mercato ICT: esperienze di raccordo scuola/lavoro<br />
ITIS “Severi” di Padova</p>
<p>Con le tecnologie i ragazzi protagonisti nella scuola e nel territorio<br />
Tronweb, Liceo Scientifico “N. Tron” di Schio (VI)</p>
<p>Ore 13.00 Buffet</p>
<p><strong>eSkills per comunicare e per la cittadinanza attiva</strong></p>
<p>Ore 14.00 Un network socio-professionale per realizzare il miglioramento<br />
Dino Bertocco, Aequinet</p>
<p>Progetto LETE (LEarning Through Emotions): intelligenza emotiva, competenze digitali e letteratura<br />
ITIS “C.Zuccante” di Venezia-Mestre</p>
<p>eTwinning, un ambiente collaborativo per vivere l’Europa<br />
ITIS “G.Marconi” di Verona</p>
<p>Competenze digitali a supporto di creatività e progettazione grafica<br />
Istituto d’Arte di Venezia</p>
<p>ScuolaZoo: come parlare agli studenti 2.0<br />
Paolo De Nadai, ScuolaZoo</p>
<p>Ore 15.45 Conclusioni<br />
Laura Franceschi intervista gli studenti</p>
<p>Per maggiori informazioni: <a href="http://www.indire.it/e-skill/content/index.php?action=read_pagina&amp;id_cnt=9334">indire.it</a></p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Web di terra e web di acqua, e le persone a coltivare</title>
		<link>http://www.ecosistema20.it/2440/web-di-terra-e-web-di-acqua-e-le-persone-a-coltivare/</link>
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		<pubDate>Tue, 06 Oct 2009 16:54:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ecosistema 2.0</dc:creator>
				<category><![CDATA[Enterprise 2.0]]></category>
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		<description><![CDATA[Ecosistema 2.0 si focalizza sulla considerazione che l&#8217;ecosistema territoriale e quello digitale andranno sempre piu&#8217; sovrapponendosi, per il semplice motivo che ad abitarlo sono le stesse persone. Quale potenziale si libera man mano che cade il muro che ancora si percepisce? Quale valore porta un&#8217;applicazione piu&#8217; diffusa dei modelli a rete? Quale spinta di innovazione [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.ecosistema20.it/">Ecosistema 2.0</a> si focalizza sulla considerazione che l&#8217;ecosistema territoriale e quello digitale andranno sempre piu&#8217; sovrapponendosi, per il semplice motivo che ad abitarlo sono le stesse persone. Quale potenziale si libera man mano che cade il muro che ancora si percepisce? Quale valore porta un&#8217;applicazione piu&#8217; diffusa dei modelli a rete? Quale spinta di innovazione pervadera&#8217; il nuovo habitat, sia nella dimensione sociale, civica, economica, politica? Sono queste le stesse domande, insieme alla sfida di concretizzare risposte, che il progetto <a href="http://www.cittadinanzadigitale.it/">Cittadinanza Digitale</a> pone all&#8217;attenzione di Venezia.</p>
<p><a href="http://barcamp.org/veneziacamp2009"><img style="float: right; margin-left: 10px;" title="veneziacamp2009" src="http://www.ecosistema20.it/wpbp1/wp-content/uploads/2011/04/veneziacamp2009.jpg" alt="veneziacamp2009" width="250" /></a>Il contributo di Ecosistema 2.0 al <a href="http://www.veneziacamp.it/">VeneziaCamp</a> non sara&#8217; quindi solo di partecipazione e promozione nell&#8217;ambito del proprio network, ma ambisce a portare stimoli e a chiarire concetti utili per tutti coloro a cui il progetto Cittadinanza Digitale offre grandi opportunita&#8217;, a condizione di comprenderne e saperne sviluppare potenziale.</p>
<p>Da questa&#8217;estate si e&#8217; proceduto con una fitta rete di interazioni con gli amici e i professionisti, e con i rappresentanti dei network, insomma tutti coloro che hanno dimostrato una consonanza di interpretazione dei modelli a rete, e una similitudine di approccio. Sono stati quindi identificati via via una rosa di interventi, dal carattere piu&#8217; fondamentale e di ispirazione, a quelli piu&#8217; concreti che riportano testimonianze della forza dei modelli a rete applicati nel territorio aumentato dal supporto di internet.</p>
<p>E&#8217; stato quindi presentato un progetto bozza, dal titolo &#8220;<a href="http://www.veneziacamp.it/eventi/civicita-una-citta-intermedia-tra-locale-e-globale/">Civicita&#8217;: una citta&#8217; intermedia tra locale e globale</a>&#8220;, al comitato organizzatore che ha innanzitutto apprezzato il valore e ha suggerito l&#8217;utilizzo di una delle sale dell&#8217;Arsenale, nella giornata di sabato 24 dalle 14:30 alle 18:30. I temi che sono emersi da questa prima fase, e alcune modalita&#8217; di presentazione, sono stati anticipati nell&#8217;incontro di Vicenza, &#8220;<a href="http://www.ecosistema20.it/2437/venezia-chiama-il-territorio-risponde/">Venezia chiama, il territorio risponde</a>&#8220;, in vista del VeneziaCamp, il 7 ottobre.</p>
<p>La modalita&#8217; di presentazione che sara&#8217; adottata a Venezia, e&#8217; ispirata alla metodologia &#8220;ignite&#8221;, pero&#8217; ammorbidita e resa piu&#8217; congrua con le prassi ricorrenti in Italia. Questa decisione e&#8217; stata presa proprio dopo aver consultato il preziosissimo sito di <a href="http://igniteitalia.org/">Ignite Italia</a>. In questo momento si prevede di dare 12 minuti a testa e 20 secondi a slide come riferimento. Inoltre, dopo il giro di presentazioni e&#8217; prevista una seconda fase in cui si discutono le stesse, si fanno domande, ed eventualmente &#8211; se le domande lo rendono opportune &#8211; si possono esporre altri 3 minuti. Questi parametri sono stati &#8220;testati&#8221; a Vicenza, dove pero&#8217; il contesto era differente proprio perche&#8217; l&#8217;obiettivo della serata non era quello di riprodurre l&#8217;intero intervento di Venezia. Ragionando sul risultato di Vicenza, si potranno avere ulteriori aggiustamenti dell&#8217;intervento a Venezia.</p>
<p>L&#8217;incontro di Vicenza, a cui hanno partecipato 25 persone (20 era l&#8217;obiettivo) e&#8217; stato diviso in 3 parti:<br />
18:30-19:30 : happy hour e rottura di ogni barriera tra i partecipanti provenienti da gruppi diversi, o nuovi nel contesto<br />
19:30-21:30 : giro di presentazioni, con 4 minuti (12 slide) a testa<br />
21:30 : cena</p>
<p>I temi trattati sono stati:</p>
<p>Inspirazione.<br />
0) Gino Tocchetti: Introduzione all&#8217;incontro e su &#8220;cos&#8217;e&#8217; la rete?&#8221;<br />
1) Sergio Los: Voglia di civicita&#8217; (assente giustificato);<br />
2) Sophia Los: Riti per reti;<br />
3) Stefano Rossi: Governare reti, governare con le reti;<br />
4) Maurizio Salamone: Modelli collaborativi: dal mondo naturale alla chiave simbolica;</p>
<p>Espirazione.<br />
5) Federica Festi: Land through the social web<br />
6) Mattia Ballan: Rubano citizens &#8211; cittadini 2.0<br />
7) Barbara Zen: Coworking project: il lavoro nomade<br />
8] Samuel Gentile: Startgreen: come la rete aiuta a creare nuova impresa;<br />
9) Dario Bonaldo: Energie rinnovabili e valore sociale: un modello abilitato della rete;<br />
10) Matteo Brunati: Internet delle cose veneziane<br />
11) Stefano Schiavo: Lean 2.0: un approccio integrato per l&#8217;innovazione organizzativa</p>
<p>Federica Lago ha introdotto il progetto Nodo Expo 2009.</p>
<p>Diciamo subito che il programma e&#8217; stato rispettato puntualmente fino alle 21:30, e che sia l&#8217;aperitivo che le presentazioni hanno funzionato come ci si aspettava, generando un grande coinvolgomento generale, un&#8217;atmosfera cordiale e informale prima e poi piu&#8217; concentrata (anche se mai supponente) durante le presentazioni.</p>
<p>Sul finire della seconda fase, il giro di domande era cosi&#8217; consistente e da parte di tutti, che e&#8217; stato necessario sforare fino alle 22:00, mettendo a dura prova sia la concentrazione dei presenti &#8211; si trattava pur sempre di una serata infrasettimanale e per molti questo periodo e&#8217; gia&#8217; intensissimo per motivi professionali &#8211; e anche la pazienza del cuoco!</p>
<p>Ad un certo punto, rientrando nella sala, poco prima della cena, quindi dopo 3 ore dall&#8217;inizio, sono rimasto affascinato dall&#8217;entusiasmo con cui tutti ancora si confrontavano e si divertivano insieme.</p>
<p>Possiamo dire che l&#8217;intento iniziale e&#8217; stato realizzato: una serata molto bella, ludica e divertente, ma anche ricca di stimoli e di confronti sinceri e di approfondimento. Un&#8217;altra piccola festa del networking in veneto (e nemmeno tanto piccola conoscendo un po&#8217; tutte quelle dell&#8217;ultimo anno). E non bisogna dimenticare che era una riunione di preparazione al VeneziaCamp, quindi col preciso compito di &#8220;sperimentare&#8221;, e di conseguenza prevedendo di sbagliare per poi imparare come correggere.</p>
<p>Una serata che esprime perfettamente lo spirito di Ecosistema 2.0, dal momento che il potenziale dei modelli a rete e&#8217; stato l&#8217;elemento caratterizzante sia per i contenuti che per l&#8217;organizzazione stessa della serata, ma anche e soprattutto le persone, e il capitale sociale delle loro relazioni, e&#8217; stato il presupposto e insieme il risultato fondamentale.</p>
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<p><em>[Articolo trasferito dalla precedente piattaforma ning]</em></p>
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