Psicopatologia della rete quotidiana
Ripropongo queste considerazioni di Luca Giudici sui possibili danni procurati da un livello di interazione sempre piu’ spostato a livello intellettivo, bypassando quindi il filtro delle sensazioni corporali. Mi fa ripensare agli interventi all’IASummit, in cui si parlava di “interazione senza interfaccia” (perche’ insiste direttamente nel cervello) come di un passo avanti, proprio per la possibilita’ di bypassare elementi di disturbo nella comunicazione e interpretazione del mondo che ci circonda. Grazie per entrambi gli stimoli: ora ce n’e’ da rielaborare… Per ora dico solo che questi stimoli mi sono arrivati grazie alla virutaliizzazione
Lo stazionare in rete (1), intendendo con ciò la condizione di coloro che come forma di relazione e di informazione utilizzano principalmente la rete; il surplus informativo (2) che ne deriva; la connessione costante (3) a cui si è inevitabilmente sottoposti, contengono in sé elementi psicotici.
Queste tre caratteristiche, che rimandano a fenomeni come gli otaku giapponesi, ma che in realtà sono proprie anche di stati molto meno deteriorati, sono le leve attraverso cui un processo informativo apparentemente standardizzato si trasforma in una modalità di assunzione dell’informazione deleteria per quella che potrebbe essere una vita felice e realizzata.
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