La cura dell’ecosistema 2.0
Dopo aver introdotto l’argomento citando il precedente articolo di Pier Luca Santoro, dal titolo “Infocalypse”, ecco una nuova nota sul tema della “curation” di Piera Bellelli, su blog di NinjaMarketing.
Secondo alcuni, il 2011 aprirebbe una nuova era, quella della “social media curation”. E cosi’ emergerebbe anche una nuova generazione di social network basata su un differente modello di interazione, che mira ad essere più efficiente ed efficace. Con il termine “Curation”, infatti, mutuato dal mondo dell’arte e che non trova una traduzione specifica in italiano, si intende il processo di selezione, aggregazione e cura di contenuti, siano essi testi, immagini, video o quanto altro fruibile in rete, inerenti a uno specifico argomento, tema o passione. Infatti, l’innovazione di queste piattaforme, rese anche più user-friendly, risiede nella possibilità di filtrare i contenuti realmente interessanti, tramite l’inserimento di keywords, ed integrarli in un’ unica fonte potendoli condividere così con gli altri utenti e dando vita un doppio processo di selezione, nella creazione e fruizione. [...]
Nel web, dove less-is-more è ormai un’affermazione sempre più diffusa e rilevante e dove la proporzione “90-9-1″ di Nielsen non è più valida, la nuova generazione di social network offrirà un user-experience diversa che permetterà quindi l’integrazione dei contenuti in una prospettiva topic-based e garantirà un maggiore grado di libertà e partecipazione sia nella pubblicazione che nella consultazione dei contenuti. [...]
Questo e’ appunto il percorso iniziato con l’inaugurazione di questo sito, www.ecosistema20.it. Anche se vengono offerte piattaforme dedicate allo scopo, che promettono di rendere piu’ veloce l’operazione di pick&post e di impaginazione della homepage, rimane sempre interessante dotarsi di una piattaforma che possa crescere secondo le piu’ disparate esigenze, che matureranno strada facendo. In questo senso WordPress/Buddypress rimane ancora la piattaforma che coniuga facilita’ di configurazione e enorme potenziale di crescita sul piano funzionale e delle intergrazioni coi web service, al modico prezzo di pochi e semplici interventi sul codice.
La cosa interessante che piace qui sottolineare, pero’, non e’ tanto l’aspetto tecnico della curation (“cura)”, ma anche l’importanza del tema (“curato”), cioe’ che abbia effettivamente un potenziale evocativo distintivo, quindi da un lato non banale e ampiamento coperto da iniziative online, e contemporaneamente in grado di aggregare interesse e contributi di rilievo. “Curata” e “curanda” possono avere un significativo potenziale “social”, cioe’ possono essere “social object” ad alto potenziale. Possono essere un bene comune, o un senso comune, da preservare e coltivare.
[Edit 6/3 7:30 - ho sviluppato meglio il concetto] Il curatore e coloro che sono interessati e coinvolti nella cura, a questo punto non sono uno, ma un’aggregazione di appassionati, cointeressati, empatici, la cui dimensione sociale emerge proprio nell’attivita’ stessa del curare. A questo punto “curatori + cura + curati” sono un modello di partecipazione, di impegno per un bene comune, di realizzazione di una socialita’. Si tratta della stessa natura del vivere umano, solo che riportato ad una dimensione piu’ quotidiana, piu’ specifica. Curation non e’ dunque l’obiettivo funzionale di una nuova generazione di web service, ma l’esercizio di educazione civica o di fitness sociale, che ci permettera’ di combattere il nostro pigro e obeso individualismo. E’ chiaro che qui, in “Ecosistema 2.0″, l’esercizio e’ curare la diffusione del modello delle reti aperte ai territori e nella vita quotidiana, e quindi in un certo senso e’ proprio una palestra dove scolpire questa attitudine… alla “curation” di beni comuni.


Sono perfettamente d’accordo con questa tendenza. Penso tuttavia che qualsiasi standard tecnico non servirà a nulla, in assenza di precise personalità “a questo orientate”. Cioè: possiamo semplificare al massimo una procedura, ma non credo che la sola semplificazione — appunto “tecnica” — basterà a renderla desiderata e diffusa. Molto più ragionevolmente si diffonderà [anche] un nuovo modo di fare rete, con integrazione tra analogico territoriale e informativo digitale. Pensiamo per esempio al tagging, alle parole chiave. Una parola chiave non è necessariamente un significato chiave, nel senso che il significato profondo di qualcosa — a meno che non sia una perifrasi del tutto personalizzata e imperniata intorno a un personaggio e la sua estetica (es. strategieoblique, vogliovedertidanzare, scuolaholden, e via discorrendo) — è più che mai un prodotto della socialità e dell’interazione, e non di un automatismo Web, per quanto raffinato. A parte questo, però, come dicevo concordo: sarà questo uno dei filoni più fertili.
@filippo stamattina, dopo averci dormito sopra
ho sviluppato meglio il concetto. Credo che ti possa interessare leggere anche questa parte. Si, siamo sostanzialmente d’accordo